Enzo Paolo Turchi e Carmen Russo non hanno figli, ma possiedono ventotto cani. Tra questi, Energie è sicuramente il loro prediletto. Tony Pagoda li ha conosciuti tramite il solito Tonino Paziente, che lo ha portato a pranzo a casa loro. Si sono rivelate persone schiette e straripanti, come la mozzarella che gli hanno servito… Il tre marzo del 2011 Tony Pagoda si sveglia di colpo e senza motivo, e decide di fare un salto alla cartolibreria del suo amico, Luigi Amitrano. Che gli spiega che l’unico motivo per il quale ha una cartolibreria è vedere i bambini che comprano il necessario per l’inizio della scuola: solo gli inizi, gli dice Luigi, hanno un senso, il resto è roba sconclusionata… Mentre ci passeggia fianco a fianco per Villa Pamphili, Tony Pagoda si convince sempre di più che, quando tutti gli altri moriranno, il Mago Silvan rimarrà in vita. È sempre uguale a se stesso: un momento ha trent’anni, quello dopo ne ha centotrenta. Quello che però fa incazzare Tony Pagoda non è tanto la sua presunta immortalità, quanto il fatto che non riesca a cavargli di bocca la spiegazione di come faccia a far scomparire la ragazza al centro del palco e a farla riapparire un secondo dopo in fondo alla sala…

Dopo averlo fatto apparire nel successo che è stato Hanno tutti ragione, Paolo Sorrentino riesuma il suo Tony Pagoda e lo coinvolge in questi tredici racconti. Il titolo Tony Pagoda e i suoi amici può sembrare un esercizio di stile o peggio qualcosa di “buttato là”, invece racchiude – specie se si è vista buona parte della filmografia sorrentiniana è difficile separare regista da scrittore – buona parte della poetica, o comunque delle immagini che Sorrentino ha veicolato all’interno dei suoi film. Alla base di tutto c’è il dolore inestinguibile di Tony Pagoda, dolore che non viene mai fuori completamente, ma che affiora dall’acqua solamente per ricordare che c’è ed è una parte importante. C’è poi il gusto per lo sfacciato e per l’orrido, la devozione per Napoli, per il Napoli e per i napoletani. C’è il disgusto per la televisione e l’importanza di Berlusconi. La nostalgia per gli amori passati e la semplicità delle risate dei vecchi. C’è, infine, nel racconto più significativo – Mia madre – la gioia del gusto dello scherzo e la gioia del gusto dello scherzo della madre di Pagoda (ma in questo caso potremmo dire della madre di Sorrentino). Tutto questo è narrato con una potenza evocativa notevole, che trasporta nei momenti bui e fa ridere – anche ad alta voce – nei momenti più irriverenti. Seppur semplici, sono racconti molto profondi.