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Touch n.1

Touch 1
Una coniglietta e una gattina prendono il sole in topless (e non solo) mentre ridacchiano e sparlano di maschi; una donna, nuda, dopo un amplesso occasionale riconosce la bellezza riflessa nello specchio; Morgana e un misterioso uomo con un cappello dalla tesa larga mischiano i propri umori all'acqua stagnante di una palude e, letteralmente, si scambiano parole importanti (“Terra”, “Per sempre”); una ragazza, “venuta” da un imprecisato sud, sperimenta gioie e dolori di lingue e sapori differenti; un editore fissa il compenso per una consulenza alla modica cifra di una veloce sodomia.E ancora: l'erotismo e il Giappone, un rapporto declinato in mille forme. I dettagliati “shunga” ottocenteschi, la tradizionale sensualità da kimono, le disinibite studentelle degli Hentai e gli atletici ragazzoni che affollano gli Yahoi fino alla multicolore e multiforme cultura del fedele compagno da autocompiacimento, passando per il cinema porno-soft (ma neanche così soft)… Cos'ha in comune tutto ciò? Il sesso, ovviamente, ma anche che se ne parla con curiosità e competenza nel primo numero di Touch, rivista per adulti. “Per adulti” e non per arrapati di tutte le età. C'è differenza, neanche a dirlo. Touch accoglie l'eredità tutta “red” della rivista Blue e si pone l'ambizioso obiettivo di sintetizzare i mondi da sempre avvinghiati (altro che “missionario”!) del fumetto (meglio, delle storie) e dell'eros. È qui che si inserisce la discriminante: Touch non è roba porcellosa né tanto meno di porcellana; delicata sì ma con la giusta dose di fuoco. Focosa certamente, ma con il perfetto pizzico di delicatezza. Toccante, a suo modo e in più di un senso. Il punto di vista è da terzo millennio: il corpo, sia maschile che femminile, indipendentemente da quale dei due desideriate stringere tra le gambe, è il medium definitivo. Attraverso le labbra (fate vobis), le dita, le lingue, i sessi si comunica davvero chi si è o chi si vorrebbe essere. Se è vero che la letteratura (in cui mi permetto di imporre anche la presenza di certo fumetto) è una delle poche finzioni che racconta la verità, coniugare questi due strumenti sembra la strada corretta per dire qualcosa di originale e soprattutto sincero, libero, appassionato sui corpi e sulle loro innumerevoli possibilità di congiunzione. Touch ci sa fare, anche se l'esperienza, soprattutto in certi campi, è determinante: se da una parte l'impostazione grafica andrebbe leggermente impreziosita, l'apparato editoriale risulta interessante e variegato e quello fumettistico di ottima qualità. Certo, con il sesso non si scherza: bipolarità e schizofrenia sono dietro l'angolo. La nudità mischiata con l'amore non permette appelli a menzogne di sorta, è vero, ma non si può dimenticare che la strada da battere è lastricata di falsità, giochi di potere, imboscate, trabocchetti. Anche il percorso di Touch non è dei più semplici: causa scarse vendite la rivista ha chiuso i battenti (e le cosce) al numero 2. Un vero peccato. Effetti collaterali del mostrare troppa pelle? Relegata a fianco del porno pur trattando l'argomento con i guanti di plastica (con chissà quale secondo fine!), il bel progetto capitanato da Laura Scarpa ha sicuramente sofferto la politica della copertina vigente oggigiorno. Anche questo vuol dire essere figli di questo strano millennio: chi glielo spiega all'edicolante ciccione che si può toccare, si può toccarsi, senza dover essere minacciati di autocombustione o cecità? Mentre Touch, almeno per il momento, non vedrà più gli scaffali, le campane del “cupolone” continuano a rintoccare e le donnine belle ma soprattutto brave varcano senza vergogna i palazzi del potere. Viene da chiedersi: come può sopravvivere chi racconta la verità con la finzione in un mondo che  paga la seconda per “farsi” la prima? Ma d'altronde si sa, le vie del web sono infinite... chissà che il dio 2.0 non permetta qualche nuova, eccitante, incarnazione del progetto. Me lo auguro.