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Tra il silenzio e il tuono

Tra il silenzio e il tuono

Settembre 1950. La prima l’ha fatta con il maestro Macaluso, a casa, perché aveva la pleurite e doveva stare a riposo. Ora finalmente può andare a scuola, a frequentare la seconda. Tutti i compagni lo accettano con gioia e sono molto simpatici. Nella sua classe ci sono solo maschi, perché le femmine sono in un altro posto e, quando capita di incontrarle, si atteggiano a sciocchine e sono un po’ smorfiosette. A lui, poi, piace il suo compagno Emanueli, che ha gli occhi azzurri e un mare di riccioli in testa. Ogni tanto gli viene addirittura voglia di baciarlo. Ogni giorno, alle otto, i bambini mettono sui caloriferi delle scatole che contengono il loro cibo e all’una se lo mangiano bello tiepido. A lui, invece, il pranzo glielo porta tutte le mattine la Lidia, la sua tata: gli consegna un thermos con dentro carne e riso. La Lidia ha un fidanzato che fa il tranviere e i due si incontrano spesso ai giardini. Qualche volta la accompagna pure lui e, mentre i due fidanzati parlano, lui osserva gli alberi. Tempo fa, poi, è successo che la Lidia è tornata da uno di quegli incontri ai giardini in lacrime. Allora lui l’ha raggiunta in camera e l’ha abbracciata forte forte. E lei si è lasciata abbracciare. A scuola, la maestra Storino è buona, ma ha uno scolaro preferito, che non è lui, ma Fiocchi. Forse lo preferisce agli altri perché si cambia il grembiule ogni mattina e ha sempre un buon profumo addosso. Invece a lui stanno parecchio simpatici altri scolari, in particolare Trojsi, che indossa i sandali anche in pieno inverno, Subazzoli, che suo padre trasporta cavalli e ha un cognome diverso dal suo, e anche Rossi, che si siede sempre sul banco anziché sulla sedia. La maestra Storino, secondo lui, è meno bella di sua mamma, ma ha delle gambe splendide, che a lui piacciono specie quando la donna le incrocia...

Un romanzo fatto di lettere che, tuttavia, non è un romanzo epistolare. Due sono le voci narranti: da una parte c’è lui, il Professore, Roberto Vecchioni – una delle voci più intense del panorama musicale italiano – che, bambino, si rivolge al nonno e gli racconta gli episodi più singolari delle sue giornate. Sono conquiste, sconfitte, vittorie, delusioni e a viverle è, di volta in volta, il bambino Roberto, o l’adolescente, il giovane, l’uomo maturo o l’anziano ottantenne. Il nonno, destinatario delle missive del nipote, non gli risponde mai direttamente, ma indirizza i suoi scritti ad altri personaggi, alcuni reali, alcuni frutto della sua fervida immaginazione. Racconti di vita, quindi, che si alternano a riflessioni e pensieri: i due diversi piani narrativi si muovono paralleli sulla pagina, ma in alcuni momenti si intrecciano e raccontano sensazioni comuni a entrambi. Raccontano il dolore, quello della perdita; raccontano la fame d’amore; raccontano la sofferenza, la fiducia, la speranza. Raccontano la verità e lo fanno con quella voce che si pone tra “il silenzio e il tuono”, in quel momento perfetto in cui è possibile affrontare qualsiasi argomento e guardarsi dentro, intorno, dietro per scoprire la vera forza che ci contraddistingue. La voce e gli scritti di un ragazzo che cresce si fondono con le lettere di un nonno tanto misterioso quanto affascinante e raccontano la scoperta dell’amore e della morte, due facce della stessa medaglia; la consapevolezza dei dolori e delle gioie che vanno comunque vissute appieno e affrontate con coraggio e determinazione. Un romanzo intenso e commovente; una sorte di confessione intima e onesta che mostra una volta ancora, nel caso ce ne fosse bisogno, la capacità di Vecchioni di utilizzare le parole e renderle poesia e musica, sempre.