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Tra le nostre parole

Tra le nostre parole

Nata in Giappone, cresciuta in America e, oggi, traduttrice nei Paesi Bassi presso la Corte Internazionale di Giustizia. Una giovane donna, cittadina del mondo. Eppure, dove si sente a casa? Non fa che porsi la stessa domanda ogni giorno, senza risposta. L’assurdità di una vita legata a mattoni e calcestruzzo la rende nervosa. Osserva gli sforzi dell’amica Jana nell’arredare il suo squallido appartamento, risparmiando addirittura del denaro per rendere più ‘sua’ quella scatola di mattoni in cui vive desolatamente sola, ubicata per altro in uno dei quartieri più malfamati della città. Un uomo è stato aggredito davanti all’ingresso del palazzo di Jana. Anche Andriaan sembra aver fatto della sua casa un tempio, circondato dalle fotografie di una vita alla quale è ancora legato. Un santuario dove può ricordare in silenzio i figli che non vede da anni, la moglie che l’ha abbandonato e, allo stesso tempo, un teatro dove può fingere di amare lei. A lei non importa di una casa, di ricordi da rimpiangere e di tappeti nuovi ai quali affidare il compito di riempire gli spazi lasciati dal silenzio. Non le importa nemmeno del suo lavoro che le fa dubitare del quotidiano, dell’etica, del velo che separa la giustizia dall’ingiustizia o della sua voce prestata a chi ha compiuto attentati, genocidi e crimini di guerra. Faccia a faccia con i più terrificanti atti umani e affaticata dal peso di parole non sue, ciò che cerca è il senso del non detto e l’orrore dei sentimenti più miseri. Al mondo sembra essere l’unica in grado di captare le onde sonore di bassa intensità, le parole mancate ed i segreti di un libraio picchiato e abbandonato sul ciglio della strada...

Dopo il successo di Una separazione, arriva in Italia Tra le nostre parole di Katie Kitamura, giovane scrittrice giapponese che ha scosso i lettori di tutto il mondo grazie alla sua capacità di rendere angosciante anche il più piccolo e misero gesto quotidiano. L’ultima uscita ha ulteriormente migliorato la già ottima reputazione della quale godeva la scrittrice. Il linguaggio diretto e disturbante allo stesso tempo, le parole chiare che sembrano tuttavia nascondere molteplici ombre e le poche pagine delle quali non si è capaci di accontentarsi. Stralci di vita quotidiana moderna raccontanti in un romanzo che sembra essere ciò che non è: una sfida al lettore mascherata da thriller. Nonostante la perfetta delineazione dei personaggi principali, i protagonisti della realtà di Katie Kitamura siamo noi. O meglio, i pochi di noi che sapranno vincere la sfida proposta dall’autrice. Nonostante tutti i luoghi che possiamo raggiungere con i voli low cost, le lingue che possiamo imparare direttamente dai nostri telefoni, i lavori pomposi dei quali riempirsi la bocca e le stanze vuote da arredare, abbiamo davvero qualcosa da dire ed uno spazio da chiamare casa? È una preghiera all’ascolto, all’attenzione al dettaglio, al rispolvero della sensibilità umana che sembra farsi sconvolgere solo dai massacri, restando fredda rispetto a ciò che si cela nelle vite di chi abita il suo stesso spazio. Ogni pagina mette alla prova ognuno di noi, sperando di risvegliare le anime intorpidite che conoscono il mondo intero, dimenticandosi di chi vi abita.