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Tra tempo e tempo

Tra tempo e tempo

Ormai trova rifugio nelle chiese. In questo vi è anche un sentimento religioso, certo, ma soprattutto la necessità del silenzio: di un luogo che conceda la possibilità di una meditazione autentica. Del resto, è difficile trovare un altro posto nell’odierno mondo occidentale che permetta una tale muta e consapevole ricerca di spiritualità. E allora lui prova persino a pregare, talvolta, ma in certi momenti è come se gli mancassero le parole. Non gli resta perciò che ricordare, ricordare quando era ancora un bambino e le chiese le esplorava: a quel tempo simili costruzioni gli apparivano come un mondo dentro al mondo. E poi la loro maestosità, i riti e i ceri, ma anche l’affascinante odore d'incenso, quasi stordente nella sua profonda intensità, lo meravigliavano. Ricordi di una vita che si sommano l’uno all’altro, e che conducono a riflessioni e sentimenti ancora presenti oppure perduti. Vi fu, in effetti, un tempo in cui lui perse del tutto la fede, in cui si ritrovò solo nel mondo, privo di certezze, ma ora sa che non sarà mai più così. Se all’esterno può aggirarsi infatti in solitudine, sente che qui, dentro a una chiesa, ci sarà sempre qualcuno che lo aspetta, qualcuno di più vero e tangibile di qualsiasi altra idea o creazione umana...

Mauro Germani nella propria vita ha scritto molto, tra poesie e saggi, e ha avuto modo di conoscere bene il mondo editoriale e letterario, eppure con questo libro si distacca da tutto ciò. O, per meglio dire, riguarda al passato in una nuova prospettiva. Si potrebbe affermare dunque che questo libro sia un diario, o una confessione, ma in realtà è molto di più. Parlando infatti di fede, di dolore, di morte e di infanzia, Germani descrive con brevi frammenti le sue conclusioni sull’incomprensibile cammino dell’esistenza. Viene perciò dato gran spazio al filosofico e al poetico, ma in più di un’occasione sono i semplici ricordi a svelarsi come vere e proprie lame di luce sulla realtà, come ad esempio quando racconta del suo primissimo incontro con Dino Buzzati, da adolescente, dove la vergogna gli impedì di presentarsi appunto a quello che era il suo idolo. Questo è un libriccino brevissimo, se guardiamo al numero di pagine, eppure è davvero colmo di valore e, io credo, risulta in fin dei conti ben più valido di molto di ciò che viene pubblicato oggi. E allora mi sorge una riflessione spontanea, riguardante il capitolo in cui l’autore spiega di non essersi mai trovato a proprio agio nel mondo letterario, giacché troppo imperniato sui favorucci, sulle amicizie e su quei libri sempre in cerca di un risultato commerciale; ecco: se avessimo avuto un mondo in cui persone come Mauro Germani si fossero sentite un po’ più a proprio agio, forse la qualità della nostra letteratura contemporanea sarebbe stata un filino migliore.