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Tramonti

Tramonti

La presenza di Medusa Nash in una bara sembra quasi dare alla chiesa di Leicester un tocco di carattere, una sfumatura, seppur macabra, che risveglia l’edificio in pietra, almeno per un giorno, dal suo grigio anonimato. Il naso aguzzo di Medusa fa da vedetta alle guance imbellettate per l’occasione, ma soprattutto agli sguardi impressionati dei presenti, ai quali viene difficile rivolgersi altrove, date le dimensioni ridotte della chiesa. Il coperchio della bara è tenuto aperto per la cerimonia funebre, per scelta del marito di Medusa, Harold: un gesto che fa quasi pensare a un dispetto, “visto che Medusa, morendo, lo aveva lasciato del tutto privo di qualcuno da comandare a bacchetta”. Harold, colpito da un prematuro ictus che lo ha reso disabile e quasi senza uso della parola, è spettatore impassibile, accompagnato da sua sorella, Miss Nash. Ma a dare un ultimo saluto a Medusa ci sono anche quasi tutti i suoi amici di Leicester. Betty Levering, capelli rosso fiamma e temperamento altrettanto appariscente. Cora e William che, presi da un impeto di compassione, hanno deciso di dare il ricevimento per i partecipanti al funerale. Preston Harrower e Pierre, suo domestico e compagno, Lily Dewhurst e suo marito John e, poco più in là, Arthur Herendeen, che partecipa da solo alla cerimonia. Sua moglie Jayne dei funerali ha proprio paura, perché in effetti lei la morte l’ha sfiorata con un dito...

Una trama povera di accadimenti, ma decisamente ricca di spirito, che non riserva colpi di scena ma regala molte gustose peripezie. La vicenda si svolge a Leicester, una cittadina del Massachussetts dove un gruppo di borghesi si rifugia per scappare dal caos di Boston. Tra l’eleganza delle loro case e i tramonti delle campagne di Leicester, stringono un’amicizia di mezz’età, a metà strada tra strascichi di gioventù e primi segnali di anzianità. Medusa è stata la prima ad abbandonare il mondo terreno, ma chi sarà il prossimo? La combriccola se lo chiede segretamente, a colpi di party e drink, amori e tradimenti, amicizia e rivalità, il tutto contornato da un pungente sarcasmo. I giorni sembrano passare lentamente in questo romanzo della poco nota Moira Pearce e non a torto: la struttura del racconto è debole e la trama pressoché inesistente. A colmare questa lacuna narrativa, però, ci pensa una penna arguta e sagace, figlia di una spiccata e vivace ironia. La Pearce dimostra infatti più interesse per il “come” narrare, piuttosto che per il “cosa” e, pur non prediligendo il colpo di scena, è capace di intrigare chi legge catapultandolo in una dimensione domestica e raccontandone l’inaspettato. Ed è così che chi rimarrà deluso dal mancato sviluppo della storia, potrà rifarsi, almeno in parte, con vivaci descrizioni del quotidiano e gustose rappresentazioni della natura umana, condite da intime riflessioni e insaporite dal gusto piccante del pettegolezzo.