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Trappole e imboscate

Trappole e imboscate

Nel villaggio di Fürstenfelde l’arrivo improvviso di un misterioso tenditrappole che parla in rima e assicura di avere una soluzione per ogni tipo di problema mette in moto una serie di cambiamenti che sconvolgono la quiete del piccolo borgo... Una donna senza nome e il suo amico kosovaro Mo attraversano l’Europa mettendo scompiglio prima in una festa di attivisti cristiani dei diritti umani che si tiene a bordo di una zattera lungo il Reno, poi in un vernissage dedicato ai quadri di una pittrice surrealista siriana e infine a Stoccolma, nella festa prematrimoniale della sorellastra dello stesso Mo... Georg Horvath, avvocato di successo di Brema, vola a Rio per un affare e a causa di uno scambio di persona viene portato da un pittoresco tassista molto lontano dalla sua effettiva destinazione... Nel mezzo dei monti della ex-Jugoslavia, una fabbrica si è “schiarita la voce” dando vita a qualche “sogno modesto”, mentre i pastori locali “vigilano sul suo esitare”... Durante una gita al campo estivo nel bosco, un ragazzo si perde e si ritrova a giocare a Xbox con i cervi, prima di fare ritorno dai suoi compagni...

Saša Stanišić è uno scrittore nato a Višegrad, una piccola città nell'est della Bosnia, da madre bosniaca e padre serbo. Quando ha 14 anni, nel 1992, l’esercito serbo cinge d’assedio la sua città e lui è costretto a scappare insieme ai suoi genitori, rifugiandosi da alcuni parenti che abitano nel sud della Germania. L’esperienza della guerra civile tornerà nelle prime opere narrative di Stanišić, tutte scritte in tedesco, a partire dal racconto Was wir im Keller spielen..., con il quale arriverà a un passo dal vincere il prestigioso Premio Ingeborg Bachmann, e dal romanzo di esordio La storia del soldato che riparò il grammofono, che otterrà un notevole successo di pubblico e di critica. In questa Trappole e Imboscate, raccolta di racconti il cui titolo è tutto un programma, Stanišić si diverte a disorientare il lettore presentandoci una girandola di avventure grottesche e paradossali nelle quali il tema delle guerre e dei rifugiati torna a fare capolino qui e là come una sorta di eco lontana. Riuscire a seguire le giravolte della narrazione non è sempre facile: l’inventiva dell’autore è molto ricca ma a volte sembra fine a se stessa. Al termine della lettura si ha come l’impressione di aver assistito all’esibizione di un grande virtuoso, abile nell’accumulare una continua girandola di colpi ad effetto che a lungo andare rischiano di essere abbastanza indigesti per tutti coloro che non sono patiti della narrativa dell’assurdo.