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Trash

Trash
Una donna ricorda l’unica riunione familiare al completo che abbia mai vissuto: un picnic alla fattoria della zia durante il quale, correndo con la sorella nel granaio, scoprirono il corpo di suo cugino Tommy - otto anni come lei - impiccato e con la faccia bluastra. La consola, se si sveglia di notte in preda agli incubi, l’abbraccio caldo della sua compagna. Una bambina di nove anni passa le proprie giornate a pensare a quando, da grande, farà la cantante di gospel – in auto con la mamma, le sorelle e il patrigno, mette fuori la testa dal finestrino e canta a squarciagola robe tipo “Mentre dormivo qualcuno mi ha toccato, mentre dormivo, oh! Qualcuno mi ha toccato… dev’essere la mano del Signore…” – ed è affascinata da una bambina albina con la quale stringe amicizia. Una donna, che da piccola è stata morsa da una scimmia che le ha staccato un pezzettino di dito, si ritrova a lavorare in un laboratorio di analisi in cui ci sono scimmie e topolini, laboratorio dove vive appassionanti amplessi con una donna che elogia le sue capacità di scrittura, e le chiede di renderla immortale in qualche pagina prima o poi...
Sono tutti molto simili tra loro i racconti di Dorothy Allison, che nell’Introduzione e nella Prefazione che aprono il volume, afferma del resto di avere cominciato a scrivere con l’intento preciso di “decidere di vivere” dopo un’esistenza (primogenita di una quindicina di figli che sua madre ha messo al mondo da sola, mantenendo loro e se stessa con un lavoro di cameriera) durissima. Pubblicato nel 1988, data del primo copyright, questo libro denunciava una serie di cose che nessuno voleva sapere (la “normalità” di furti, incesti, delitti in uno stato americano del Sud, il South Carolina, in controtendenza rispetto al mondo occidentale: nel 1976 qui è stata reintrodotta la pena capitale), affermava la libertà di espressione e di rivalsa, se non altro letteraria, da parte di una minoranza debole come le donne che amano altre donne. Oggi, se digiti “Dorothy Allison” su amazon.com aspettati di sfogliare tre pagine di titoli di libri scritti da lei o su di lei. Che in Italia sia stato tradotto nel 2006, cioè quasi vent’anni dopo, è segno che qualcosa non va: nell’editoria italiana, o in più in generale nella società.