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Trattato della vita elegante

Trattato della vita elegante
Gli individui si possono dividere in tre classi: quelli che lavorano, quelli che pensano e quelli che non fanno niente. Da queste classi derivano tre modi di esistere: la vita lavorativa, la vita d’artista e la vita elegante. Gli uomini che si dedicano alla vita lavorativa si presentano tutti sotto la stessa forma e non hanno niente di individuale; abbassandosi ad utilizzare le mani si prestano, inoltre, a diventare strumenti e non sono quindi degni di ammirazione: “L’uomo-strumento è una specie di zero sociale, e sommandone insieme il più grande numero possibile il risultato sarà sempre zero, se non viene preceduto da qualche cifra”. Gli artisti, espressione di una grande mente che domina la società, sono un’eccezione, poiché il loro ozio è un lavoro e il loro lavoro è un riposo. Sono, inoltre, sia eleganti che trascurati e non subiscono le leggi, le dettano. “L’artista è sempre grande. Ha una eleganza e una vita tutta sua perché, in lui, tutto riflette la sua intelligenza e la sua gloria”. Infine, la vita elegante, per cui non basta essere nobili o ricchi, ma è necessario possedere la capacità di scegliere le cose veramente belle o giuste; le cose che si adattano fino in fondo al modo di essere di ognuno. “Il principio della vita elegante è un alto pensiero d’ordine e d’armonia, destinato a trasmettere poesia alle cose”…
1830: piena post rivoluzione sociale; l’illuminismo ha santificato il lavoro e la borghesia assurge a nuova classe dominante, ansiosa di riscattare i propri natali e la propria posizione sociale. Forti di questa voglia di affermazione, in Francia iniziano a spopolare le cosiddette “fisiologie”: veri  e propri codici comportamentali relativi ad argomenti di varia natura – come la toilette, il gusto o la moda – che cercano di legare indissolubilmente i propri lettori a regole ferree. Proprio in quest’anno, quindi, e proprio sulla scia della crescente popolarità di questo genere di letture, Honoré De Balzac pubblica – in cinque appuntamenti su Le Monde – il suo Trattato sulla vita elegante. Un manuale che si compone di tre parti: la prima, una sorta di introduzione al Trattato stesso e al concetto di “vita elegante”; una seconda dedicata ai principi generali della vita elegante; e una terza relativa alle cose che “provengono immediatamente dalla persona” (abbigliamento, pettinatura, ecc.). Un manuale che, seppur rimanendo incompiuto – manca infatti la quarta parte che, nelle intenzioni dell’autore, doveva essere dedicata agli accessori, all’arte del ricevere e all’arte del comportarsi –, non manca di veicolare, generalmente a una seconda e più attenta lettura, un messaggio diverso e ben più profondo dall’immediata denuncia dell’inelegante borghese lavoratore: l’esaltazione del dettaglio e della semplicità, che fanno la vera eleganza; a penalizzare maggiormente l’uomo che lavora è infatti proprio quel bisogno di imitazione che, frutto delle nuove dinamiche sociali, fa di lui la vittima predestinata di una moda quasi mai coincidente con l’eleganza.