Estate 2011. Johan è gentile, servizievole e poco dotato. Ci sono molte cose che non capisce, come, ad esempio, che il suo non è affatto il miglior fratello maggiore del mondo. Il padre è scomparso prima ancora che Johan nascesse: si è fatto vedere l’ultima volta al funerale della moglie e, durante il rinfresco, ha regalato ai figli un appartamento di dodici stanze e mezza in una delle vie più eleganti di Stoccolma. E poi se n’è andato. I due fratelli hanno solo due anni di differenza, sono identici nell’aspetto fisico, ma diversi come personalità. Il maggiore, Fredrik, seguendo le orme del padre, sta per diventare un diplomatico e mira alla nomina di ambasciatore. Il minore non è nemmeno riuscito a fare il postino: tiene in ordine l’appartamento di dodici stanze e mezza e si occupa del fratello nel ruolo di “servo”, come nel gioco cominciato tanti anni prima. Ora ad attendere Fredrik c’è il suo primo incarico da diplomatico all’estero e, per non lasciare Johan da solo nel grande ed elegante appartamento in Strandvägen, ha pensato di vendere l’alloggio, arredamento compreso. Con il ricavato, ha comprato al fratello un camper con una cucina superaccessoriata e, dimostrando la sua grande generosità, gli ha consegnato anche una carta di pagamento con cinquantamila corone: ormai deve diventare adulto. Per la prima volta, Johan, che sa di essere un buono a nulla, si ritrova da solo nella vita. Decide perciò di cominciare guidando fino all’area di sosta “cara come il fuoco”, prenotata da Fredrik: cambia marcia da solo e ci sono solo due pedali da gestire, se non si distrae, ce la può fare. L’area è deserta, ad eccezione di una roulotte parcheggiata sull’orlo di un pendio: è proprio dove non deve stare. Il pedale dell’acceleratore e del freno sono indistinguibili, così come la destra e la sinistra: dopo essersela cavata per decine di chilometri, all’improvviso Johan sa solo di dover frenare. Preme un pedale a caso, sbagliando. Il camper fa un balzo in avanti. Ritenta la fortuna, e questa volta indovina. Non c’è scontro, ma centra l’unico mezzo presente: solo un colpetto che lo mette in moto e gli fa prendere velocità lungo il pendio, prima di trovarsi di fronte un albero solitario. Venerdì 26 agosto 2011. Meno dodici giorni. La profetessa del giorno del giudizio fissa un gancio al soffitto con una corda annodata intorno al collo. Le rimane di calciare via lo sgabello, tanto nessuno le dà retta e restano solo dodici giorni prima della fine del mondo. Come ricercatrice in astrofisica, dopo aver lavorato per nove anni a una complicata equazione, è riuscita a mettere a punto i calcoli relativi alla fine del mondo, poi ha contattato l’Accademia reale delle scienze, che non ha mai risposto alle sue lettere né al telefono. Allora si è presentata di persona per incontrare il presidente, ma è stata cacciata in malo modo. La vita non le ha dato molto: perché non finirla lei stessa? All’improvviso sente uno scossone. Il gancio si stacca dal soffitto, la profetessa perde l’equilibrio e atterra sul divano. La roulotte inizia a muoversi, finendo contro un albero. Con la corda ancora al collo esce e vede un uomo della sua età, e dietro di lui un camper. È necessario trainare la roulotte sul terreno pianeggiante, ma non distinguendo il freno dall’acceleratore, Johan spinge a fondo su un pedale a caso: la roulotte ricomincia a scivolare all’indietro finendo contro una roccia. Con la casa distrutta, la profetessa si rassegna a bere qualcosa di forte con Johan, davanti a un piatto di datteri ripieni di formaggio caprino, avvolti in bacon croccante e con sopra una spolverata di mandorle tostate e salate: su una sedia da campeggio, in un campo fangoso alla periferia di Stoccolma, inizia a raccontare…

Fin dal suo romanzo d’esordio, Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, lo scrittore svedese Jonas Jonasson ci ha abituati a personaggi stravaganti e situazioni avventurose, improbabili e divertenti. Lo stesso vale per i Tre amici quasi geniali verso la fine del mondo e il loro viaggio, senza patente, attraverso l’Europa, prima, e il resto del mondo, poi. Le prime due anime solitarie che si incontrano sono la profetessa Petra Rocklund, astrofisica dilettante — ha calcolato che manca meno di un mese al momento in cui l'atmosfera collasserà, causando la fine del mondo il 21 settembre 2011, intorno alle 21:20 — e l'idiota Johan Valdemar Löwenhult, maestro chef e genio. Più diversi non potrebbero essere, ma insieme formano una coppia ben assortita, alla quale si aggiunge Agnes, una vedova settantacinquenne, dai capelli lilla, fanatica di Internet, informatica autodidatta, con un sostanzioso conto in banca grazie a un falso account dedicato ai viaggi su Instagram. La donna, che non è mai uscita dalla Svezia, coglie al volo la possibilità di vivere finalmente una vita avventurosa insieme ai due strani e confusi fuorilegge che hanno trovato uno “Scopo” nella vita: sistemare alcune situazioni ancora irrisolte nei miseri giorni che rimangono prima della fine del mondo. In Germania aiutano un camionista danese commerciante in letame a vendicarsi dell'amante della compagna. In Italia investono un ciclista gallese e litigano con un venditore di protesi. E a Roma, a un ricevimento organizzato dall’ambasciata svedese, Johan fa amicizia con Barack Obama e Ban Ki-moon. Sullo sfondo c’è dunque l'assurda vitalità del panorama geopolitico contemporaneo, in cui l’essere umano, nella sua apparente insignificante piccolezza, viene elevato al pari di importanti personaggi che hanno fatto la Storia. Jonasson, con le sue idee bizzarre e folli che danno continuo slancio alla trama, i dialoghi esilaranti e uno stile riconoscibile, caratterizzato da umorismo e leggerezza, non rinuncia a dare un significato più profondo a ciò che scrive: divertente, irriverente e tragico nello stesso tempo, Tre amici quasi geniali verso la fine del mondo rappresenta una critica a società e istituzioni; in un'epoca di cinismo e di corruzione, esalta la speranza, l’amicizia e la leale fedeltà alle promesse. Così che anche chi non è poi così intelligente può compensare la propria limitatezza con altre capacità. Come saper comporre deliziosi e raffinati menù, accompagnati da vini esclusivi e da un formaggio così squisito da corrompere persino Barack Obama.