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Tre isole - Storie di mare, esilio e dissidenza

Tre isole - Storie di mare, esilio e dissidenza

Louise Michel nasce a Vroncourt, nella prima metà del diciannovesimo secolo, in un castello di campagna, dove sua madre, Marianne, fa la serva. È la figlia illegittima, mai riconosciuta, di Laurent Demahis, il notabile padrone del podere: ma più che il castello, casa sua sono i boschi, è la campagna circostante; suoi compagni sono gli animali. La sua sensibilità è forgiata dai rozzi metodi contadini, che sono quelli violenti del più forte che sopraffà il più debole. Per questo non ha difficoltà, una volta arrivata a Parigi, a distinguere cosa è bene e cosa è male: lei è sempre dalla parte dei poveri, di chi soffre, di chi è vittima di soprusi. Quel Luigi Napoleone è un tiranno, bisogna farlo cadere. Si schiera fin dal primo momento con il popolo parigino della Comune, ne diventa un simbolo, una portabandiera, un capo carismatico. La situazione precipita dopo l’abbattimento della colonna di place Vendôme: migliaia di parigini si barricano contro l’esercito della terza repubblica, scorre sangue, i proiettili perforano l’aria. Louise è incarcerata e quindi sottoposta a processo: nell’aula siede al centro, vestita del suo abito scuro, con i capelli lunghi e scarmigliati e sembra scrutare i suoi accusatori con sufficienza, quasi con superiorità; sembra non capire, perché in fondo non c’è nulla di cui pentirsi ovvero è davvero colpevole, sì, ma di aver preteso una vita migliore per gli ultimi, gli affamati. Se avesse potuto, avrebbe ucciso con le sue stesse mani Adolphe Thiers, traditore del popolo. In carcere continua a scrivere al suo amico, Victor Hugo, l’unico che sembra capirla fino in fondo. Alla fine giunge il giorno della condanna: nell’agosto del 1876 sale sulla nave “Virginie” e dal Mediterraneo è spedita nelle lontane isole della Nuova Caledonia, colonia francese dove da tempo vengono inviati i condannati da riabilitare…

Quella di Louise Michel è soltanto una delle tre storie che William Atkins ricostruisce in questo saggio storico-biografico: sono storie quasi contemporanee e parallele, sicuramente analoghe nelle premesse e perfino nelle conclusioni. Tre teste calde, tre contestatori del sistema -la scrittrice comunarda Louise Michel, appunto; l’ultimo re degli Zulu, Dinuzulu kaCetshwayo; l’etnologo ebreo-russo-ucraino Lev Šternberg-, perseguitati dai loro governi, sono condannati all’esilio ai confini più estremi dello Stato che li giudica colpevoli: la prima va nella Nuova Caledonia, alternativa più dura della Guayana; il secondo è spedito su un piccolo scoglio nell’Oceano, equidistante quasi seimila chilometri dall’Africa e dall’America, la famigerata isola di Sant’Elena; il terzo è condotto, sempre per mare, da Odessa nell’isola di Sachalin, estremità orientale della Russia. Se da una parte il saggio vuole mettere a nudo tutti i limiti di un modello di giustizia che non ha nulla di educativo o comunque di riabilitativo, visto che i tre condannati rientrati in patria furono nuovamente oggetto di persecuzione e condanne politiche a causa del loro pensiero libero, dall’altra parte il libro di Atkins nasce dall’esigenza di definire oggi cosa significa “casa”, cosa vuol dire “identità”, cosa significa “appartenenza” e lo fa partendo da Ovidio, esule a Tomi, Mar Morto, nel I sec. a. C., ma soprattutto affrontando egli stesso un viaggio nei luoghi di quei tre esili per capire di persona cosa resta di quelle testimonianze. Una “deportazione”, infatti, non ha conseguenze soltanto su chi ne è vittima, ma anche su chi accoglie: c’è un sistema di contaminazione fra chi è ricevuto e chi ospita che si sviluppa in modo naturale. La struttura della narrazione è pertanto rigida ma osmotica: la narrazione è scandita in dieci capitoli, divisi in tre sezioni di tre capitoli ciascuna dedicate alle cause dell’esilio, alla permanenza nell’isola e poi al ritorno a casa. Segue la conclusione. Ogni esiliato è, perciò, protagonista di tre capitoli, separati fra loro, ma dialoganti. Il libro è un viaggio stimolante e continuo fra passato e presente, fra libertà e prigionia, fra giustizia e punizione, fra identità e alienazione, fra accoglienza e nostalgia.