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Trema la notte

Trema la notte

Domenica 27 dicembre 1908, Reggio Calabria. Dopo cena, la mamma di Nicola porta in tavola il torrone di Bagnara. Si tratta di un impasto di albume, miele, cacao e mandorle tritate che odora di Natale. Maria si china sul figlio e, staccata una porzione smodata di torrone dal piatto, controlla come una sentinella il bambino, che spezza il restante in ritagli e mastica più lento che può. Nicola ha capito da tempo che, qualsiasi cosa desideri davvero, la madre sostiene che lui voglia il contrario. E al bambino non resta che assecondare la donna e sperare che la smetta in fretta. Più il piccolo obbedisce, più la madre diventa insaziabile; più la asseconda e più la donna si fa capricciosa. Certo è che lui è l’amore della mamma, una donna ansiosa e talmente ossessionata dalla religione, che non fa altro che ripetere al piccolo quanto l’ingratitudine faccia restare male Gesù. Maria dedica tutto il suo tempo al figlio. Suo marito Vincenzo, invece, spazio e tempo li occupa fuori casa, impegnato com’è a fare soldi con il commercio. Nei giorni di Natale, lui e Nicola hanno passeggiato lungo corso Garibaldi e poi giù fino alla Marina, e hanno acquistato uva passa e zucchero, prima di visitare la chiesa di Santa Maria delle Grazie, dove hanno rivolto a Dio la loro preghiera, chiedendo perdono e indulgenza, ma senza specificarne la ragione. Nello stesso giorno, in Sicilia, Barbara, sul treno partito da Scaletta Zanclea, conta il tempo che la separa da Messina e da casa della nonna. Il frastuono della porta rotta, sul treno, copre la metà delle frasi dei suoi due vicini di posto e la giovane prova a ricostruire le parole mancanti e si augura che l’acredine che avverte tra i due rientri e si risolva. Suo padre l’ha accompagnata in stazione e, mentre gli camminava a fianco, Barbara gli ha detto che non ha intenzione di sposare l’uomo che lui ha scelto per lei. Il padre non ha risposto e Barbara sente crescere dentro sé la rabbia degli invisibili, l’unica famiglia cui sente di appartenere. Nicola e Barbara non sanno che di lì a poche ore un violentissimo terremoto sconvolgerà le loro esistenze e nulla sarà più come prima...

La storia di un bambino e di una ragazza. Due persone che non si incontrano mai, ad esclusione di un solo istante terribile, che segna le loro esistenze già traumaticamente marchiate dal terremoto del 1908, il potente sisma che colpisce Messina, Reggio Calabria e le zono limitrofe, seminando distruzione e morte. Ma per Barbara e Nicola, i due protagonisti, il terremoto interiore è di gran lunga superiore allo sfacelo che si presenta al loro sguardo dopo le terribili scosse telluriche. Di più. Il loro inferno è preesistente alla sciagura. Ecco allora che quando, nel cuore della notte, sentono la terra tremare e tutto crolla, i due si ritrovano improvvisamente liberi dalle catene che li avevano tenuti prigionieri fino a quel momento. Nicola è stato schiavo di un padre inesistente e una madre tanto ansiosa e bigotta da costringerlo a dormire nel seminterrato di casa, in una specie di bara. Barbara, invece, è una giovane dalle idee troppo moderne in una realtà in cui suo padre vuole per lei un matrimonio combinato, che le assicuri un futuro che alla giovane sta stretto come un abito della taglia sbagliata. Il terremoto, quindi, strazia la terra ma libera i due dalle imposizioni, lasciandoli vivi. E allora bisogna morderla la vita. Bisogna erigere, sulle macerie, un’esistenza nuova, storta e imperfetta, ma vicina all’idea di amore che i due protagonisti hanno sempre immaginato. Nadia Terranova - scrittrice messinese di nascita e romana d’adozione, vincitrice del premio Bagutta con Gli anni al contrario e già candidata al premio Strega con Addio fantasmi - offre al lettore un libro splendido. L’autrice racconta la Storia senza realizzare un romanzo storico; si serve di uno stile personalissimo per far vedere e toccare la desolazione di cui si occupa; descrive la morte e lo sfacelo morale con una precisione che incanta; non teme di mostrare le più basse miserie umane e la violenza, ma anche la tenerezza, la comprensione e l’accoglienza. Barbara e Nicola imparano la forza della vita, si arrampicano sulle macerie e plasmano una nuova speranza; esplorano i confini tra la vita e la morte, tra la violenza e la solidarietà; trovano percorsi mai battuti per inventarsi nuovamente e scoprire la loro nuova collocazione. Compiono il loro percorso camminando parallelamente fino alla fine. Condividono un solo, breve e terribile istante, quello che insegnerà loro il peso del dolore e della tragedia. Riusciranno entrambi a uscire dalle macerie migliorati, più consapevoli, capaci di perdonare gli altri e, soprattutto, di perdonare loro stessi e ogni loro imperfezione, ogni crepa. Una storia musicale e bellissima, una scrittura potente che inchioda il lettore alla pagina. Un racconto che, partendo dalla pena della morte, proclama con voce straziante quanto la vita sia forte e intensa.