Salta al contenuto principale

Trilogia della guerra

Trilogia della guerra

Isola di San Simòn, ría del Vigo, Galizia. Invitato a partecipare a una conferenza chiamata Nethinking, una tavola rotonda con il pubblico virtuale creata per riflettere sul tema delle reti digitali, uno scrittore si ritrova a girovagare sopra al brullo promontorio disabitato, ospite di un luogo che negli anni della guerra civile era stato destinato a campo di concentramento per quanti si erano opposti ai golpisti. Il posto così come l’evento al quale lo scrittore è stato chiamato a partecipare sono suggestivi, ma anche inquietanti. L’edificio che ospitava il campo di concentramento trasuda memorie e dolore, come se la luce degli uomini che lì furono internati e morirono, e che non si è mai spenta, ancora rimandasse un alone sinistro riportando in vita le ombre di quanti non sopravvissero a torture, fucilazioni e alla fame. Allo stesso modo, la luce grigia di ciò che è accaduto in passato resta dentro di noi e non ci abbandona, spesso tormentandoci. Questo è quello che in qualche maniera accade anche a Kurt Montana, reduce dalla guerra in Vietnam ed ex astronauta ma che nessuno ricorda, nonostante facesse parte della missione Apollo 11 che portò Amstrong, Aldrin e Collins sulla Luna. Incaricato di filmare lo storico viaggio, non comparirà mai e, soprattutto, non ci sarà testimonianza delle sue impronte sul suolo lunare. E poi, se davvero “siamo il nostro passato morto, siamo tutte le bare che ci hanno preceduti”, è reale anche il tentativo di una donna, giunta fino a Honfleur in Normandia, di ricostruire un ricordo personale partendo dagli eventi che videro quelle spiagge protagoniste durante lo sbarco americano. Un tentativo di rimodulare il passato, di ridare ordine a ciò che il tempo sta trasformando in caos…

“Tutto ciò che ci rende crudeli o generosi ha origine, o almeno trova spiegazione, in meccanismi che riguardano il sesso e la guerra, come se le guerre e il sesso fossero rappresentazioni, disegni in scala, di molte più cose oltre il mero sparare colpi ed entrare in contatto fisico con altri corpi”. Di biscotti col latte materno, di guerre ricordate e rivissute, di memorie violente e tenere, di spazzatura che ospita la memoria si parla in questo romanzo formato da tre libri legati assieme da un filo conduttore sul quale scorre la corrente del tempo. Non al futuro si guarda, ma al passato, a quella confusione della memoria che il tempo trasforma in cacofonia incomprensibile. La memoria dell’uomo che lascia nei luoghi la propria impronta parlante, che sia traccia impalpabile, scritta o addirittura che si tratti di spazzatura. Perciò, non si dovrebbe riutilizzarla tutta. Perché la nostra spazzatura è quello che ci permette di riconoscere il nostro passato. Se la ricicliamo, cosa resterà del nostro vecchio Io? L’uomo cambia i luoghi, li condiziona di modo che il loro mutare nel tempo non sarà mai completo. E lo scopo della letteratura è proprio quello di interpretare queste tracce e tradurle, raccontandole e rendendole intellegibili. In un certo modo, si tratta di una operazione di riordino della memoria collettiva che lo scrittore è chiamato a fare, spesso sperimentando nuove forme ibride di scrittura. In questo senso, Agustín Fernández Mallo mette in pratica quanto si propone la cosiddetta generación Nocilla, o afterpop, corrente letteraria sperimentale che cerca nell’ibridazione dei generi, nella destrutturazione della trama e nell’interdisciplinarità del testo una soluzione per stare al passo con i cambiamenti sociali e scientifici sotto ai quali la letteratura tradizionale sembra soccombere.