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Trovali per primo

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Miles Cookson è quello che si definirebbe un uomo fortunato. La sua azienda di creazione e sviluppo applicazioni per dispositivi mobili è più che fiorente, praticamente una miniera d’oro. La sua vita è tranquilla, con pochi amici e una solida routine. Con moderazione, lui stesso si definirebbe felice. Ed ecco che qualcosa cambia tutto: ha un nome ostico, Huntington, minaccioso come tutte le malattie. E questa è devastante. Peggio dell’Alzheimer, peggio del Parkinson, distrugge mente e corpo in una china inesorabile e inarrestabile. Non esiste cura, non esiste terapia di contenimento. Solo dolore. Di fronte alla prospettiva di una fine così brutale, Miles fa i conti con un episodio del suo passato che aveva da tempo relegato nei ricordi innocui, irrilevanti. Tanti anni prima, quando era giovane e in serie difficoltà finanziarie, aveva venduto il proprio sperma a un istituto medico nel settore della procreazione assistita. Sperava di poterlo dimenticare, ma la recente diagnosi lo mette di fronte a un serio conflitto di coscienza. La sindrome di Huntington è infatti ereditaria, e i suoi discendenti hanno una probabilità pari al 50 per cento di contrarla. Miles prende la sua decisione. Dovrà trovare in tutti i modi quei figli nati grazie alla sua donazione, metterli in guardia e - soprattutto - dare loro un solido sostegno economico. L’impresa non è facile. Prima di tutto perché quei nomi sono coperti dalla privacy e procurarseli non è come consultare un elenco telefonico (ma questo, quando si ha molto danaro e pochi scrupoli, in realtà è un ostacolo assolutamente superabile); in secondo luogo perché quelle stesse persone sono ricercate anche da altri soggetti, e per ragioni opposte a quelle di Miles. Mentre quest’ultimo vuole salvarli, gli altri vogliono ucciderli. Per quale ragione? E chi c’è dietro a questa caccia mortale? La corsa ha inizio. Gli ostacoli lungo il cammino non saranno pochi...

Linwood Barclay avrebbe tutto il diritto di scrivere nei suoi documenti, alla voce professione, “creatore di bestseller”. È quello che fa, e questo Trovali per primo non fa eccezione. Lo spunto è accattivante ancorché non originalissimo. Una malattia terminale che innesta una quest irta di mille ostacoli lungo il percorso. Il milionario che si preoccupa della vita di alcuni sconosciuti che solo per avventura ha contribuito a mettere al mondo è credibile? In parte, ma è per quello che i romanzieri hanno inventato il concetto di sospensione dell’incredulità; l’importante è che tutto il resto sia coerente, in un modo o nell’altro. E alla fine questo piccolo motorino narrativo ha solo la funzione, lo si capisce bene, per mettere in fila tutta una serie di cliffhanger uno dietro l’altro e dare al lettore la voglia e la curiosità di vedere cosa succede nelle pagine seguenti. Il creatore di bestseller applica diligentemente il Manuale. Capitoli brevi, netta divisione tra il bene e il male, adrenalina a mille, coerenza narrativa. E funziona. Sottilissimo è il filo che separa una battuta geniale da una stronzata, dicevano anni fa Gino & Michele. E altrettanto sottile è quello che separa un asettico compitino da scuola di Scrittura Creativa svolto senza passione da un prodotto di intrattenimento di qualità. Barclay, per fortuna sua e dei suoi lettori, è molto al di sopra di quel pericoloso confine. L’unico appunto, del tutto personale, è l’uso di un linguaggio troppo da american movie. I dialoghi, infarciti di parolacce, alle volte risultano eccessivi (possibile che tutti i personaggi, maschili e femminili, parlino così?) e dunque fastidiosi. Ma se si passa sopra a questo il libro è godibile, lungo senza essere prolisso e capace di accompagnare il lettore sino alla fine tenendolo sempre sulle spine.