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Trovare rifugio

Trovare rifugio

2027. Sasha e Mina vivono in Francia, a Parigi. È lì che Alexandre S. ha fondato il partito La Famiglia, basato su ideali formalmente ineccepibili. Motivo per cui si fa chiamare proprio “Papà”. Quello che ha creato, dice, non è una dittatura. Non c’è stato nessun colpo di Stato. Piuttosto potremmo parlare di regime autoritario “consapevole”, fortemente voluto e votato dai cittadini, decisi a sbarazzarsi di una élite troppo élite. Inconsapevoli che il futuro a cui stanno andando incontro è tutt’altro che florido. Sasha e Mina vivono in quel momento e in quel luogo, insieme a Irène, la loro bambina. Sembra che qualcuno voglia eliminarli, senza un motivo ben preciso. Ecco perché, dopo diversi atti intimidatori e minacce palesi, decidono di fuggire. Direzione: il Monte Athos, in Grecia, che dall’XI secolo rientra tra quei monasteri vietati alle donne. Mina e Irène dovranno fingersi maschi. Se questo è il prezzo da pagare per la serenità, lo pagheranno. Basta solo mettersi in salvo...

Trovare rifugio ci catapulta in un futuro prossimo, che per quanto apparentemente assurdo e paradossale, non lo è poi così tanto. Il contesto in cui Christophe Ono-dit- Biot, scrittore e giornalista francese, ambienta il suo nuovo romanzo e crea la sua storia è quello di un futuro post pandemico. La gente è stanca, vuole un cambiamento. Il cambiamento, si sa, quando è accecato dalla smania spesso è sottovalutato. Ogni decisione d’istinto, priva di pensiero, rischia di rivelarsi sbagliata. Il popolo francese è appena finito dalla padella alla brace, in mano a un personaggio formalmente rassicurante, che condensa nel suo nomignolo la parte che intende svolgere per i cittadini: il Papà. Ed effettivamente tutto torna. Ha fondato il partito La Famiglia, fondamenta della società, e l’ha riempita di finti valori che si traducono in una sola cosa: tirannia. Ma un tiranno voluto dal popolo è un tiranno difficilmente spodestabile. Trovare rifugio rappresenta l’essenza del percorso umano, la continua ricerca di un rifugio, materiale e non, in cui sentirsi al sicuro. Dove per sicurezza non si intende soltanto la protezione dai pericoli materiali, ma la possibilità di essere liberi nel corpo e nel pensiero. È questa sicurezza che cercano Mina e Sasha, i protagonisti, che rappresentano due reazioni continuamente divergenti e convergenti. Se Sasha preferisce fuggire, Mina vuole capire di più. E arriverà a farlo. Christophe Ono-dit-Biot costruisce una realtà spaventosa, in cui però nessuno è intoccabile e niente è per sempre. In cui tutti hanno un segreto indicibile. In cui tutti sono fragili.