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Trudy

Trudy

Di come un commissario che indaga su un probabile serial killer diventi altro e di come un’indagine muoia. Alex Semeraro, trentottenne ex buttafuori nei locali e niente di cui andare orgoglioso se non quello che gli suggeriscono la sua sicumera e la sua presunzione, fomentate da una mentalità che definire maschilista e retrograda è poco. Adesso lavora per la Tosco Security, una società di vigilanza privata che fa capo alla NSG, la Novo Security Group. Sta seriamente pensando di accasarsi con Lorella Mancini, ventiseienne bambolina che, oltre ad apprezzare particolarmente le abilità amatorie del Semeraro, è figlia unica dei titolari dell’omonimo locale, il Mancini appunto, bar tabaccheria trattoria frequentato prevalentemente dagli operai delle tante fabbriche vicine. È proprio lì, al Mancini, che Baldi, “titolare” della Tosco, lo trova per affidargli un incarico diciamo riservato. C’è da portare delle rumene che non esistono legalmente - tanto che vengono chiamate fantasmi - da dove si trovano fino a Formia, per il giorno dopo infatti è prevista una perquisizione della Guardia di finanza alle officine della Nuova Grafica, le ragazze sono in prestito da una cooperativa creata ad hoc, sicché non devono essere trovate lì. Presi gli accordi, Semeraro rimane al locale dove ha appuntamento con un tizio che gli vuole affidare un incarico, c’è da dare una “lezione” a Sabatini, un sindacalista che con le sue pretese di legalità dà molto fastidio a un imprenditore – a molti probabilmente – cinese, che come la Nuova Grafica e molte altre aziende, utilizza lavoratori fuori da ogni regola...

Definire Carlotto scrittore di noir è allo stesso tempo ineccepibile ma assolutamente riduttivo, scrittore d’inchiesta forse sarebbe più adatto. Ogni suo romanzo prende vita da casi di cronaca – e questo non fa eccezione - non quelli che diventano mediatici ma piccoli o grandi avvenimenti che fanno un rumore confinato al contesto in cui sono avvenuti, scompaiono in fretta o non arrivano proprio alla risonanza nazionale. Intorno poi, sempre dopo accurate e approfondite ricerche, lui costruisce una storia. L’idea di Carlotto è che il racconto va divorato ma qualcosa deve restare, ci deve essere un input al lettore, uno spunto per porsi delle domande, per riflettere su quello che ci circonda, su come ci stiamo adagiando su un’etica ad personam e come sia e stia cambiando la percezione proprio dell’etica che viene applicata anche a contesti in cui davvero è fuori luogo. Un po’ diverso dai romanzi che lo hanno preceduto, Trudy non si svolge in un unico posto, i personaggi e l’azione si spostano fra la Toscana, l’Emilia Romagna e la Lombardia, perché come da sempre dice Carlotto è nella provincia che si coglie l’essenza della gente, il polso della situazione. Il romanzo è corale e meno intimista dei soliti: si sviluppano diverse vicende correlate fra loro, di spunti e di domande ne fa sorgere tante, ma soprattutto centra l’obiettivo. Una storia tesa, una denuncia precisa che non fa sconti a nessuno, una desolante immagine del momento che viviamo, in cui quello che è giusto ognuno lo adatta alle proprie esigenze. I protagonisti sono pieni di sfaccettature, salvo forse un paio e non del tutto, non sono incasellabili in buoni o cattivi, così come quello che fanno. Non c’è consolazione e non c’è perdono, c’è solo un “romanzo” imperdibile, anche per chi non ami particolarmente il genere.

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