Salta al contenuto principale

Trump e la fine dell’American Dream

Trump e la fine dell’American Dream

Il 20 gennaio 2017 Donald Trump ha fatto il suo discorso presidenziale di fronte al Campidoglio di Washington, sottolineando come in precedenza profitti e vantaggi siano stati accumulati tra le mani di un gruppo ristretto di individui, sacrificando il benessere della popolazione, afflitta dai disagi dovuti alla mancanza di lavoro. Trump ha promesso al popolo americano di farlo tornare padrone della propria nazione, parole dure sono state rivolte in particolare a tre ex presidenti seduti in tribuna: Jimmy Carter, George W. Bush e Barack Obama. Il motto lanciato è stato “L’America anzitutto”. Parole di un uomo che, secondo “Forbes”, possiede circa 3,7 miliardi di dollari. Una vera fortuna quella guadagnata dall’imprenditore edile amante del lusso e dell’ostentazione, promotore di concorsi di bellezza e con una rete d’affari che prospera da anni proprio grazie al fatto che il suo nome sia oramai equiparabile a un marchio. La sua popolarità è cresciuta attraverso il reality The Apprentice e nonostante le accuse e le inchieste susseguitesi nel tempo – ma a cui non sono state date risposte definitive – Trump ha continuato a prosperare, in barba a coloro che lo considerano un “palazzinaro, un biscazziere e un avventuriero”. Alla politica il plurimilionario si è accostato alla fine degli anni ’80, con la presidenza Regan, già allora le sue dichiarazioni puntavano la luce sul malgoverno statunitense che ha sempre avvantaggiato altri a discapito della popolazione. In quel periodo non scende ancora direttamente in campo, ma pubblica libri in cui celebra la propria figura, i successi ottenuti (gonfiandoli, dicono), e pubblica annotazioni sull’arte di parlare in pubblico. I malumori della gente verso repubblicani e democratici, le critiche feroci nei confronti di scelte politiche fallimentari, i riflettori sempre puntati sulla capacità di Trump di primeggiare negli affari, aprono la strada alla vittoria di colui che si considera “l’uomo giusto”. Colui che si propone come il salvatore dell’America e s’impegna a restituirla al suo popolo...

Il 45° presidente degli Stati Uniti nasce a New York nel 1946. È uno degli uomini più ricchi e potenti al mondo, ha diversi figli avuti da relazioni più o meno lunghe e attualmente è sposato con l’ex modella slovena Melania Knauss (che pare faccia rimpiangere molte precedenti first lady alla Casa Bianca). Donald Trump è nel giugno del 2015 che annuncia, non a sorpresa, la sua candidatura e viene eletto l’8 novembre 2016, vincendo il confronto contro Hilary Clinton. Il presidente, ritenuto dai suoi detrattori impreparato, rozzo, spaccone, razzista, nazionalista, grida a gran voce “The American dream is back” –il titolo di questo saggio dichiara esattamente l’opposto – e tiene banco sui social, in particolare su twitter dove ha oltre 84 milioni di follower e dove esprime le sue opinioni e rilascia dichiarazioni (strampalate, sbagliate, se non del tutto false), non esenti da segnalazioni e critiche. Il libro di Sergio Romano, giornalista, storico e diplomatico vicentino, insignito di importanti onorificenze per meriti culturali e politici nel corso della sua carriera e con un cospicuo numero di libri pubblicati, propone una sintesi del primo anno di Trump alla presidenza. Nazionalismo, Impeachment, Russiagate, G7 di Taormina, senza trascurare le cause che lo hanno portato alla vittoria. Romano ne descrive anche slogan e gestualità durante i confronti televisivi con i rivali e le conferenze in pubblico, improntati su esagerazione, aggressività e esibizionismo. La stessa analisi fatta dal primatologo Frans De Waal nel suo saggio sui primati L’ultimo abbraccio, dove fa riferimento agli atteggiamenti ipermascolini di Trump durante le primarie, ai soprannomi umilianti verso i rivali e al tono della voce, ricercatamente profondo. Tenendo conto dei propri studi sull’empatia, De Waal afferma come Trump non ne mostri traccia, impegnato a intimidire, schernire e bullizzare invece di mantenere la pace e proteggere i più fragili. Potere e ricchezza che sostengono un uomo che non intende ancora fermarsi e desidera conquistare il secondo mandato e affrontare John Biden, candidato dei democratici, nelle elezioni del 3 novembre 2020.