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Tu sei il male

Tu sei il male

Roma, luglio 1982. La città, come il resto d’Italia, è in fermento per l’incredibile e inaspettato percorso che la nazionale di calcio sta facendo ai Mondiali di Spagna. Mancano pochi giorni alla finale e ovunque non si parla d’altro, ma al giovane commissario di polizia Michele Balistreri poco importa della partita, del calcio e del patriottismo fluido di un popolo che si raduna sotto la bandiera di un pallone. A lui interessano soprattutto le donne: conquistarle, portarle a letto e poi lasciarle andare. Sono come l’acqua di un fiume che scorre nella sua vita, riempiendolo e svuotandolo. È in una di queste giornate afose di luglio che Michele conosce Angelo Dioguardi, con il quale stringe amicizia. È abilissimo a poker e lavora alle dipendenze di un cardinale. Per l’alto prelato lavora anche la bellissima Elisa Sordi, timida e casta ragazza che, la notte della finale, scompare. Balistreri sottovaluta però il caso, lasciando passare del tempo fino a quando la ragazza viene trovata morta, orribilmente torturata. Dell’omicidio viene accusato il figlio di un conte che vive nel palazzo ma, una volta scagionato il ragazzo, il commissario entra in crisi, travolto dai sensi di colpa... Lo ritroviamo ventitré anni più tardi, ormai stanco e ammalato, seguire alcuni casi di ragazze decedute. Nell’estate del 2006 la nazionale italiana di calcio è di nuovo in finale ai Mondiali che si svolgono in Germania. Un nuovo omicidio e il suicidio della madre di Elisa Sordi convincono il commissario Balistreri a riaprire le indagini del vecchio caso. Le morti più recenti hanno infatti qualcosa in comune con il brutale assassinio della giovane Elisa. Una lettera dell’alfabeto viene incisa sui corpi delle vittime, fino a formare una frase e un messaggio...

La storia del commissario Michele Balistreri è un’ombra che segue il corpo che la produce, ma che somiglia a una fossa pronta ad accoglierlo non appena cadrà. Il male la riempie, il buio la colora e la vita di Michele sembra condannata a doverlo seguire, per strapparlo dal terreno come una radice e poi a ingoiarlo. Primo capitolo di quella che viene definita assieme ad Alle radici del male e Il male non dimentica la Trilogia del Male, il corposo romanzo di Roberto Costantini scava come gli altri due episodi dentro l’uomo, più che nell’architettura degli omicidi. Paradossalmente, la morte è parte della vita di Michele Balistreri, fin dall’infanzia. E, paradossalmente, proprio all’uomo a cui non frega niente degli altri - come lui dichiara apertamente - è dato il compito di risalire alla verità, alla causa scatenante di una serie di omicidi legati l’uno all’altro delle lettere dell’alfabeto. Cosa lo spinge a farlo? La risposta è l’unico sentimento che Balistreri non riesce a scacciare e che gli viene sputato in faccia dagli altri. “Lei non sa darsi pace, e si vede. I rimorsi non sono un pregio caratteriale, ma a volte sono l’unica strada per la verità”. Roberto Costantini riempie il personaggio di Michele Balistreri di rimorsi, che sono la chiave per fare chiarezza sulla vita degli altri, dato che la sua è già fin troppo chiara, predestinata alla sofferenza come se, spostando il dolore degli altri su se stesso, potesse in qualche modo dimenticare il male fatto e ricevuto. E il Male, come sempre, rivela sempre che, dietro al mostro che colpisce, c’è sempre la mano di un individuo che ha sofferto a sua volta, al quale sono state inflitte punizioni e crudeltà mai perdonate e dimenticate.