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Tua figlia Anita

Tua figlia Anita

Anita e Giacomo sono pieni di opuscoli con annunci pubblicitari poiché hanno deciso finalmente di cambiare casa, di andar via dalla “topaia”, come la chiamava il papà di Anita. Vedono un appartamento interessante in zona, ne rimangono entusiasti quando lo visitano, ma appena fuori riflettono sul fatto che se davvero quella casa è così perfetta perché i proprietari hanno deciso di venderla? Pensano di aspettare e di valutare altre proposte. Intanto Anita è sempre più stanca, dolorante, preda di una spossatezza enorme. Solo dopo capiscono. Non hanno mai pensato alla morte, ma da quei pochi esami la loro vita è stravolta. Non ricorda bene le parole del medico ma quello che non può dimenticare è lo sguardo, la sua aria da tirapiedi. A volte Anita riesce ad aprire gli occhi e sembra tornare alla vita, sembra felice di essere a casa anche se Giacomo spera che non senta nulla, che la coscienza si sia spenta prima del corpo. Quando il medico gli ha detto di tenersi pronto ha realizzato che ormai le giornate si sono allungate e che Anita non si accorgerà di questo come di tutte le altre notizie dal mondo, la rapina al portavalori, l’inchiesta su un politico e la nuova cura per il tumore annunciata in America. Solo due settimane prima è salita su una lettiga in casa già quasi morta, oggi scenderà dentro la bara. Giacomo dopo giorni passati a sentirla invocare il nome del padre decide di cercarlo anche se non sa cosa dovrà dirgli. Adesso Anita è lì nella bara, con il suo vestito verde smeraldo, quello indossato forse due o tre volte. È bella ed elegante ma forse tanta bellezza è eccessiva per una morta...

Paolo Massari al suo esordio si cimenta con uno dei temi tabù dell’essere umano, quello della morte: e lo fa in prima persona, parlando direttamente al suocero, anche lui morto, per metterlo al corrente della vita che Anita ha vissuto con lui, lontana dalla sua famiglia di origine. Una versione inedita della figlia. Prova a restituire una voce alla donna, la moglie amata e mancata prematuramente, per raccontare quello che Anita e Giacomo, la voce narrante, sono stati negli anni insieme. Tutto viene registrato e raccontato come una confessione al suocero con parole misurate, quasi con ritegno. Un padre assente in vita soprattutto nei riguardi di questa figlia più piccola, con la quale non ha mai costruito un rapporto affettuoso. E allora ci chiediamo perché rivolgersi proprio a quest’uomo tra l’altro morto anche lui? Ci accorgiamo che diventa una restituzione, una critica a una certa idea di famiglia e di società che il protagonista rivolge anche a se stesso, valutando con tristezza la quota di mediocrità di cui sono fatte le relazioni. La morte, come sosteneva Pereira, è decisiva per la comprensione e la valutazione della vita. In questo modo, consapevole di dover elaborare il lutto per poter continuare a vivere, Giacomo restituisce al passato la vita di e con Anita in modo che la memoria non diventi una trappola ma accettazione.