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Turiste della catastrofe

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La sua amica Delfina si vanta di non riposarsi da sei mesi esatti: sempre in prima linea per fatturare, a capo di quell’agenzia di comunicazione, sempre invidiabilissima nei suoi outfit perfetti – e costosi. Lei, invece, ha una stanchezza addosso che le rovina le notti. È più o meno dal periodo della seconda pandemia, circa cinque anni fa, che non si concede una vacanza; e ora che il lavoro le si infila nel sonno e si ritrova, di notte, sudata fradicia, a pensare che ha meno di un’ora per scrivere quattromila battute spazi inclusi: ecco, si direbbe che è arrivato il momento. Anche Delfina non ce la fa più per davvero, le rivela una sera davanti a un long island. In pigiama, perché Delfina ha una tale sicurezza di sé da far apparire elegante anche andare in pigiama in un cocktail bar. E come gliela invidia quella sicurezza, lei invece così timida! Anche di quest’idea assurda della vacanza, non è che sia tanto sicura. Sì, la fase sperimentale della nuova tecnologia è conclusa, ma non si capisce bene come funzioni. Però Delfina è implacabile: bisogna approfittarne ora che la nuova invenzione non è ancora mainstream. Sennò finisce rovinata come tutte le mete turistiche, quando vengono inondate da persone noiose e mediocri. Che ci vai a fare nel 1492, se ti ritrovi circondata da altri turisti che chiacchierano di assicurazioni sanitarie e di sciatalgia? Prima o poi queste vacanze nel tempo saranno di moda e tutti affolleranno le mete più banali tipo Parigi negli anni Venti. Delfina invece la convince, o piuttosto la trascina, in un posto ben preciso e in un momento ben preciso: ferragosto del 79 d.C., Pompei…

Non è da tutti riuscire, in ottanta pagine scarse, a concentrare un’idea brillante, un bello sviluppo, dei personaggi principali e secondari ben caratterizzati, un’atmosfera ben dipinta, insomma un romanzo intero. Come fosse un ottimo boccone di cibo dal gusto ricco e sfaccettato: dateci tutto il piatto! D’altra parte Ilaria Gaspari non è l’ultima arrivata: filosofa e scrittrice, ha pubblicato con Voland ed Einaudi, collabora con RAI Radio 3 e tiene un corso alla scuola Holden. Questo libro si mangia – pardon – si legge in un sol boccone. Narra di due amiche, molto diverse tra loro, che annaspano in una civiltà simile alla presente ma un po’ più intensa e caricaturale: in cui lo stress lavorativo è maggiore, la self-confidence esagerata, le trovate tecnologiche più surreali e la fiducia in esse più cieca. Non serve dire che siamo nel futuro e che è un futuro prossimo: si capisce. E cosa c’è di più futuristico dei viaggi nel tempo? Serviti, in questa civiltà, nella maniera più profittevole: venduti come intrattenimento sotto forma di vacanze. E se si appiattisce la storia a occasione di svago, buona per fare il bagno al mare prima che siano stati inventati i bagni al mare; se la catastrofe lontana nel tempo viene riavvicinata per farsa e per intrattenimento, cosa mai può andare storto? Ora, è possibile che io stia vedendo in questo racconto così breve cose che non ci sono, ma credo sia soltanto un ulteriore punto a suo favore. Per il resto, bella storia: ora ne vogliamo ancora.