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Tutta colpa dell'acido

Tutta colpa dell’acido
È un caldo e umido pomeriggio d’estate inglese e Joe sta cercando di abbattere una parete divisoria a colpi di mazzetta, in modo da unire due stanze giù nella casa di Andy, quando una lieve fitta al petto lo costringe ad interrompere il lavoro: per fortuna non è nulla di grave. Tornato nel suo piccolo appartamento, Joe passa in rassegna i messaggi in segreteria, scoprendo che l’amico Charlie lo sta aspettando in un pub del centro per festeggiare la nascita della figlia Lilly. Una volta riuniti, i due amici partono per il loro giro di bevute e mentre si spostano da un bar all’altro s’imbattono in una maledetta checca che non fa che guardare nella loro direzione e sorridere: ecco che Joe - visibilmente schifato - parte all’attacco del frocio riempiendolo di calci e pugni sino a ridurlo in fin di vita. Poco male, la serata è ancora giovane e nel pub successivo Joe e Charlie si dimenticano presto dell’accaduto impegnati a discutere della nuova arrivata con Lucy - gemella del neo papà - accompagnando la chiacchiera a boccali e boccali di birre. E così - vuoi per l’alto tasso di alcol in circolo, vuoi per la comune stima di Charlie - Lucy e Joe finiscono a scopare in casa di quest’ultimo che, dopo aver stantuffato per una decina di minuti abbondanti, sente una strana sensazione mentre la stanza incomincia a girare su sé stessa. Riaperti gli occhi Joe lo sta puntando dritto nel culo di Lucy, ma un attimo: il corpo inerme sotto il suo è quello dell’amico Charlie! Ecco che Joe schifato raccatta quattro stracci e correndo si precipita in strada, sinché una bicicletta non lo investe. Quando riprende conoscenza Joe è circondato da amici e conoscenti che piangono raccolti vicino alla bara che ospita il suo cadavere. Joe tenta in tutti i modi di comunicare con loro, ma nessuno sembra sentirlo, tranne un angelo che battendogli una pacca sulla spalla tenta di spiegargli la situazione: un infarto se l’è portato via mentre si stava fottendo Lucy, tuttavia prima di approdare in paradiso dovrà scontare tutte le cattiverie commesse in vita e l’unico modo per espiare le sue colpe consiste nell’inchiappettare nel sonno i suoi migliori amici, come è già avvenuto nel caso di Charlie…
Degli otto racconti che compongono questo assurdo e visionario Tutta colpa dell’acido, in realtà solo il testo "Amo Miami" è inedito e di recente creazione, mentre le altre stesure risalgono agli anni novanta - edite principalmente in vecchie antologie e pubblicazioni ormai introvabili. In quegli anni Welsh conosceva le luci della ribalta grazie a Trainspotting, libro che l’autore concepì senza molte aspettative durante un periodo di disintossicazione e servizi sociali ma che - anche grazie all’eccellente trasposizione cinematografica firmata da Danny Boyle che vede nei panni del protagonista Renton un giovane Ewan McGregor - segnò l’esordio col botto di Welsh nella narrativa britannica e impose l’autore come uno dei nomi di riferimento nel panorama letterario mondiale. Più in là negli anni ritroveremo lo stesso gruppo di ragazzotti sballati che trascorreva le proprie notti guardando i treni passare tra i protagonisti di Porno, i quali - alla soglia dei quarant’anni - hanno abbandonato gli eccessi con droghe e alcol alla ricerca di un improbabile successo nel campo della pornografia. Fatta questa debita premessa, cosa dire di Tutta colpa dell’acido? Il testo è certamente una buona stesura e risulta perfettamente in linea con le precedenti - sia per i contenuti espressi, sia per il ricorso a idiomi marcatamente volgari e all’utilizzo di uno stile narrativo che deve veramente molto poco alla forma scritta, ma che incarna perfettamente la struttura e la sintassi tipica dell’oralità. Tuttavia sembra di percepire che i racconti che fanno parte del libro abbiamo una forza minore, rispetto al magnetismo e alla potenza di libri come Il lercio e Trainspotting. In fondo forse è normale che questo testo non riesca a tenere il passo dei precedenti, i miracoli -  in campo letterario come altrove - non sono certo cose che si verificano tutti i giorni.