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Tutta la luce che non vediamo

Tutta la luce che non vediamo

Cieca da quando aveva sei anni, Marie-Laure si orienta grazie a due modelli in scala costruiti dal padre: uno riproduce il quinto arrondissement di Parigi e l’altro l’intera Saint-Malo. Così, toccando e memorizzando, la ragazza sa alla perfezione quanti chiusini ci sono dalla casa dello zio alla panetteria o quanti passi ci vogliono per arrivare all’oceano. Se le vien voglia di viaggiare più lontano, prende la copia in braille di Ventimila leghe sotto i mari e parte per la splendida avventura dell’immaginazione. Werner invece abita in Germania e ama farsi domande: perché i nodi non si sciolgono? Perché quando c’è vento una bandiera sventola invece di rimanere dritta in fuori? È vero che di notte tutti i gatti sono bigi? Anni fa ha trovato una radio rotta, è riuscito a ripararla osservando il meccanismo interno e da allora ne ha costruite altre, sempre più complesse. Friedrich potrebbe diventare un poeta o un ornitologo: vede cose che gli altri non vedono. Tuttavia è capitato in una scuola militare, che non fa certo per lui. Marie-Laure, Werner, Friedrich: quel che non farà, la guerra, a questi tre sognatori...

Scelto dai lettori di Goodreads come miglior romanzo storico del 2014, Tutta la luce che non vediamo racconta le storie parallele di una ragazza piena d’interessi, di un orfano dall’ingegno prodigioso e di altri personaggi decisamente non comuni – tra gli altri, uno zio che non esce di casa da più di vent’anni, un ragazzo ipersensibile e un fabbro eccezionale. È chiaro quindi che più che ricostruire lo scenario della seconda guerra mondiale a Doerr interessa creare dei personaggi suggestivi, capaci di donare ore liete d’intrattenimento ed emozioni. A questi accadono svariate vicende e forse non tutte sono necessarie, a cominciare dalla storia del diamante maledetto “Mare di Fiamma”, che poco si accorda con gli interessi scientifici di Marie-Laure e Werner. Comunque, grazie alla brevità dei capitoli e ad uno stile molto conciso che somiglia alla sceneggiatura di un film, le quasi seicento pagine sembrano molte meno e scivolano via veloci, come un’auto in corsa. Solo che non c’è neanche il tempo di guardare bene i volti dei passeggeri e c’è il rischio di dimenticarsene con altrettanta rapidità.