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Tutta la vita (Notturno di Liliana Montoya)

Tutta la vita (Notturno di Liliana Montoya)

Serrano è un giornalista con un paio di divorzi alle spalle: con le mogli ha lasciato dietro di sé anche il lavoro in redazione per dedicarsi alla scrittura di romanzi d’attualità. Ma se riesce a rinunciare a tutto, nulla può contro il fascino di Liliana Montoya, una ragazza di 18 anni che riesce a fargli perdere la testa fin dal primo momento che la vede e fin dalla prima volta che la fa sua. Liliana non è solo bella, è una forza magnetica che calamita ogni pensiero ed ogni sua azione: fa tutto quando glielo chiede Liliana, perde il senso del limite, si perde nei bar, nei ristoranti, nei bicchieri di vino e rum, si perde nel corpo di Liliana, nei suoi occhi, sulla pelle della sua schiena percorsa da una gocciolina di sudore. Eppure ne sente il pericolo, sente di quella relazione il brivido dell’abisso e per questo rincula, lascia Liliana fra le braccia di Pato Vertíz, di vent’anni più vecchio e soprattutto addentro al potere governativo messicano. Tanto addentro alla corruzione messicana da esaudire anche le richieste più immorali di Liliana e di sua sorella Dorotea. Troppo per Serrano, che agli occhi di Liliana diventa Serranito, una sorta di dispregiativo per quell’uomo che non ha saputo amarla come voleva lei. Le loro vite si dividono, ma solo incidentalmente perché è un continuo susseguirsi di fughe, notti di alcol e sesso, incontri pericolosi, un continuo rincorrersi. Perché in fondo sono solo quegli attimi con Liliana che danno senso alla vita di Serrano, a tutta la sua vita…

Ipnotico, oscuro, misterioso: il romanzo breve di Hector Aguilar Camín, scrittore e giornalista messicano, seduce il suo lettore come fa Liliana con Serrano. È la Città del Messico popolare e volgare dei Detective selvaggi di Roberto Bolaño, di cui però Camín racconta il lato più corrotto e corruttibile: l’essenza e la spregiudicatezza della sperimentazione della poesia avanguardista cedono il passo alla passione più carnale, all’ossessione che da sola vale il senso di una vita. Camín mette il suo mestiere di giornalista al servizio dello scrittore e racconta, cucendo e disfando, una realtà quasi surreale, eppure realissima, intrecciata di piccole storie che si completano sullo sfondo di una storia che poi è la storia di tutta una vita. Il breve racconto è un omaggio alla vita vissuta fino in fondo, un inno alla passione sregolata che può accendere e spegnere un uomo, dare un senso oltre la routine, una passione lunga e fedele anche quando si consuma fra altre braccia. Ma è anche un bel saggio narrativo, una costruzione ad incastri con racconti che si svolgono su piani differenti, perfino negandosi e mettendosi in discussione, lasciando a tratti il lettore disorientato e vittima egli stesso di una storia di cui deve conoscere quanto prima l’epilogo attraversando strade, bar, ristoranti, con un senso di fastidio crescente quanto inevitabile. Il finale ripaga la pena di essersi immersi nel fango, perché se ne esce con maggiore soddisfazione ed appagamento.