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Tutti giù per terra

Tutti giù per terra

Torino, fine anni Ottanta, inizio anni Novanta. Un bel giorno, Walter riceve una raccomandata dal distretto militare: deve fare la leva. Walter la leva non la vuole fare, così decide di diventare obiettore di coscienza e finire così a fare il servizio civile. Alla Lega Obiettori di Coscienza (LOC) gli spiegano che deve inoltrare una richiesta a Roma, al Ministero della Difesa, chiedendo di prestare servizio civile presso un ente convenzionato di sua scelta. Walter obbedisce e manda richiesta per il posto più sfigato che conosce: il CANE, Centro Accoglienza Nomadi ed Extracomunitari. La risposta arriverà di lì a un anno. Nel frattempo, non gli è concesso cercare lavori. Per passare il tempo, decide di iscriversi all’università, facoltà di Lettere e Filosofia. All’università conosce tale Alessandro Castracan, anche lui matricola, che si mette a tediarlo con le sue conoscenze filosofiche: Cartesio, Heidegger, Hegel, Jaspers, Ricoeur, Husserl e compagnia bella. Al primo esame, manco a farlo apposta, Walter viene bocciato: ha studiato le lezioni su una vecchia edizione del libro, e del paragrafo che gli chiedono non ha mai sentito parlare. Poi, un giorno, gli arriva risposta da Roma...

Tra i più grandi e abusati cliché letterari, si annovera quello per il quale un libro, sebbene scritto tanti anni fa, risulti attuale. Ecco, Tutti giù per terra, il romanzo d’esordio di Giuseppe Culicchia (Torino è casa nostra, Ameni inganni, Un’estate al mare, La bambina che non doveva piangere e molti altri), è stato scritto nel 1994, ma a leggerlo sembrerebbe fresco di 2023. E questo, più che per la bontà del romanzo in sé (che comunque è bello, e molto), per il fatto che il suo protagonista Walter è a tutti gli effetti il primo precario letterario italiano. Walter è un ragazzo che galleggia intorno ai vent’anni e che, spinto dalle pressioni di suo padre, appartenente a una generazione alla quale è letteralmente piovuta la ricchezza dal cielo, deve sbrigarsi a “farsi uomo”, a trovare un lavoro e a mettere su famiglia. Cosa vuole fare nella vita, Walter invece non lo sa. È ancora giovane e fretta di arrivare non ne ha. Tuttavia, qualcosa deve mettersi a fare. Così entra nel magico mondo del lavoro precario, dov’è pagato in nero e male, quanto basta per arrivare a fine mese. Fa lavori che gli spezzano l’animo e la schiena, arricchendo datori di lavoro disumani e accontentando clienti che di problemi non se ne fanno, perché sono ricchi, e i soldi comprano tutto. Walter è uno di quei giovani che “non hanno voglia di lavorare”, e poi si scopre che gli straordinari non sono pagati, lo stipendio raggiunge il minimo sindacale e le ore di lavoro sono dieci al giorno. Uno di quei giovani che vive sotto ricatto della generazione precedente, che gli ha mangiato il presente e pure il futuro (ah quanto manca Mattia Torre!). Da Tutti giù per terra è stato tratto dal regista Davide Ferrario l’omonimo film (1997), con protagonista Valerio Mastandrea.