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Per tutti i giorni della tua vita

Per tutti i giorni della tua vita

La sera in cui Emily ha conosciuto Will pioveva così forte che anche cercare di ripararsi con l’ombrello era inutile. Era fine maggio, ma sembrava novembre. Kate l’ha trascinata al Queen’s dopo il lavoro e lì le due amiche hanno conosciuto Will e Thomas. I due ragazzi le hanno puntate per un po’ di minuti e, alla fine, Kate ed Emily si sono ritrovate sedute su due sgabelli di fianco a loro, al bancone del pub, con una pinta di Ale e patatine fritte. Da quella sera è trascorso un po’ di tempo e Will ed Emily vivono insieme. Lei in realtà, dopo un mese dalla loro prima uscita a due, aveva deciso di chiudere la storia, ma è rimasta incinta e i due ragazzi hanno dovuto rivedere ogni loro progetto. Dalla loro relazione è nato Matt, che se ne sta tranquillo nella sua culla e dorme, dorme sempre. Oggi Emily, Will e Matt sono in ospedale, per cercare di capire cosa stia accadendo al piccolo: ha sei mesi, ma continua ad avere gli atteggiamenti di un bambino di due. Matt non afferra gli oggetti, non interagisce, non gioca. Ha l’occhio sinistro sempre rivolto verso l’alto, a cercare il cielo. Sally Dawson, che lavora nel reparto di Neurologia Pediatrica, spiega ai due ragazzi che verrà eseguita una risonanza magnetica a Matt, per cercare di capire quale sia il problema. Il tempo dell’attesa è incolmabile. Da quando hanno portato via Matt per eseguire l’esame, Emily sente le braccia flosce, come se le mancasse qualcosa. Will continua a ripeterle che andrà tutto bene, ma chissà se crede davvero alle sue stesse parole. È pomeriggio e i due giovani hanno appena finito di mangiare dei sandwich insapore quando la dottoressa li raggiunge e li invita a seguirla. Spiega che qualcosa, in Matt, ha rallentato i suoi processi cerebrali, tanto da compromettere ogni sua reazione. Al momento non è possibile formulare una diagnosi certa. Occorre attendere l’evolversi della situazione...

Due giovani disperati che la vita pone dinanzi a un problema ben più grande di loro; due ragazzini poco più che adolescenti chiamati a gestire e cercare di affrontare una questione complessa, avendo a disposizione, tra tutte, l’arma più potente di sempre: la forza dell’amore. L’esordio letterario di Elena Premoli - una laurea in Scienze Linguistiche per le Relazioni Internazionali nel curriculum - è una storia potente e struggente, che affronta un problema doppiamente delicato: il fine vita da gestire, nel caso specifico, in un neonato. Emily e Will non si conoscono a fondo quando diventano genitori: timidi e sicuramente non innamorati uno dell’altra - si frequentano da davvero troppo poco tempo e hanno entrambi vent’anni - decidono tuttavia, in un gesto che denota responsabilità e un buon grado di maturità, di accettare la nuova vita che Emily porta in grembo. Accolgono quindi Matt con amore. Quando il destino mostra ciò che ha in serbo per loro - un problema cerebrale non meglio definito per il piccolo - i due decidono di fare fronte comune contro la volontà del mondo scientifico, incarnato nell’algida e sfaccettata dottoressa Nadia, che vorrebbe porre fine a un’esistenza destinata a non progredire secondo quello che potrebbe essere definito il classico processo di crescita. Matt ha il destino segnato, insomma, e la medicina dice che, in questi casi, occorre “forzare” il corso della natura e accelerare il fine vita del paziente. Ma come è possibile che due genitori accettino questa sentenza? Will ed Emily non ci stanno. Inizia così una battaglia cruenta, che prende il via tra le pareti di una stanza d’ospedale, si fa man mano più aspra, si sposta sui social e si conclude nelle aule di un tribunale. Parole che feriscono; punti di vista che stridono e decisioni che fiaccano anche la volontà più tenace. Una lotta, combattuta in nome dell’amore, che entra nell’anima, la prende a pugni, la ritorce e la stravolge. Pagine delicate e durissime, struggenti e aspre, che non sciolgono il nodo in gola del lettore, trascinato da un racconto che mostra la paura e la speranza, la rassegnazione e il coraggio ed è un potente inno alla vita, gridato a gran voce e capace di scuotere ogni coscienza.