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Tutto brucia

Tutto brucia

È la voce rauca di un poliziotto, che le chiede i documenti d’identità, a far distrarre Aura dal caldo del motore dell’auto, ancora acceso, che le inonda le guance. L’hanno sbattuta sul cofano della volante e il peso di un poliziotto le ha premuto a lungo sulla schiena. Le manette intorno ai polsi, fredde, sono state slacciate un attimo solo per permetterle di prendere la carta d’identità dalla borsa appesa alla spalla. Quando i poliziotti, a seguito dei soliti controlli, scoprono che c’è un ordine di custodia cautelare a suo carico, quello che la tiene ferma rallenta la presa, come se sapere di avere a che fare con un presunto criminale, già ritenuto colpevole, ne diminuisca la pericolosità. Aura allora si volta verso i poliziotti e cerca di instaurare un dialogo con loro. Spiega che la custodia cautelare è prevista da lì a due settimane. I poliziotti, tuttavia, le chiedono conto di ciò che è appena accaduto “là dentro”. E indicano la vetrina in frantumi di un prestigioso negozio di Madrid. Aura cerca di giustificarsi, parla di un malinteso. E intanto guarda la vetrina fracassata come se fosse la prima volta che la vede. Quando poi uno dei poliziotti allunga una mano, la prende per un braccio e poi le afferra il collo per farla salire sulla volante, tutto il coraggio e la voglia di dialogare svaniscono e quello che le resta è solo paura. Aura si ribella, si divincola, urla, accenna alle sue figlie. Ma si tratta di un solo attimo. Subito dopo si riprende: le figlie no, non devono più essere menzionate. Nessuno deve sapere che sono sole, in casa; nessuno deve sospettare che abbiano solo nove anni e che stiano aspettando la madre da un po’, per il bagno e la cena. Quando Aura è uscita di casa, ha detto alle bambine che si allontanava un attimo per rischiararsi le idee. A quest’ora le piccole saranno morte di paura. Aura deve fuggire da quella volante e tornare dalle bambine, a qualunque costo. Non ha nessuno da avvisare, non può contare su anima viva. Deve cavarsela da sola. Ma come fare?

L’autore spagnolo di thriller tra i più venduti al mondo, Juan Gómez-Jurado, torna con un romanzo caratterizzato, come al solito, da una trama inverosimile e poco realistica fin dalle prime battute; tuttavia intrigante grazie ai continui colpi di scena che si susseguono a ritmo incalzante e al crescendo di tensione che solo chi padroneggia davvero bene lo strumento della scrittura riesce a realizzare. Tre sono le figure chiave della vicenda. La prima è Aura Reyes – dirigente bancaria di successo in un periodo decisamente complicato della sua vita – che viene presentata mentre subisce un arresto dopo aver fracassato la vetrina di un negozio al centro di Madrid. La ragione di tale gesto verrà resa nota solo molto più avanti nella storia, ma l’impatto emotivo sul lettore è notevole. Altra figura di rilievo è Maripaz Celeiro, ex legionaria gallega che viene coinvolta da Aura in un’avventura che sa di vendetta e disperazione insieme. Le due donne sono quanto di più diverso possa esserci: Aura è una donna sofisticata e piuttosto elegante, Maripaz è corpulenta e istintiva. C’è poi Sere Qujano, ingegnera informatica nonché abile hacker, che diventa nuovo elemento di un terzetto in lotta contro la violenza e il ricatto, le armi più pericolose e temibili del potere. Tre figure interessanti, intente a battersi per la libertà – e per un bel po’ di soldi – ciascuna delle quali richiama in parte un altro celebre personaggio nato dalla fantasia di Jurado: Antonia Scott, l’investigatrice intelligente e socialmente disadattata, protagonista della trilogia Regina Rossa, Lupa Nera e Re Bianco. Un ennesimo centro per Jurado, che fa dell’ironia nei dialoghi e del surrealismo della trama gli elementi vincenti di ogni romanzo, capace di sorprendere e coinvolgere il lettore.