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Tutto come ieri

Tutto come ieri

Franco Rosai ha venticinque anni e comincia l’ultima giornata della sua vita imprecando contro la tapparella rotta della sua stanza. Lo fa mentre si tira su dal letto, gemendo in un corpo gonfio di steroidi e proteine sintetiche. Poi, l’eccitazione lo fa rabbrividire e lo aiuta a svegliarsi completamente: oggi è il gran giorno. L’appuntamento è alle nove, pensa mentre si ripete come un mantra le raccomandazioni che gli sono state fatte: deve indossare il giubbotto con il cappuccio e i guanti e deve lasciare la chiave sulla porta. Suda e sente le gocce scivolargli lente su collo, fronte e schiena. Gli serve una doccia. Gli serve un caffè. Gli serve anche una striscia di coca. Si siede sul tavolo della cucina, apre una scatola di latta da cui estrae una pallina bianca dalla quale ricava due strisce. Arrotola una banconota da dieci euro con la quale aspira quei granelli, poi osserva le lancette dell’orologio e nota che non si sono mosse di molto. Sta per farlo davvero. Sta per entrare nella storia. Indossa il giubbotto con il cappuccio, prende i guanti di pelle dal mobiletto dell’ingresso, apre la porta, esce sul pianerottolo e lascia la chiave sullo stipite. Giù in strada, sale nella sua auto, alla quale la sera precedente ha sostituito le targhe e, prima di partire, ricontrolla l’ora. Giunto in via Avezzana rallenta, scorge Boiler, accosta e lo fa salire. In piazza della Commenda, approfittando del semaforo rosso, osserva le persone di passaggio e quelle ferme addossate alla ringhiera. Vede lembi di pelle nera che fuoriescono dai bermuda, braccia nere muscolose e piedi neri infilati nelle infradito. Negri ovunque, tutti identici, simili a scimmie. Per lui sono tutti uguali, mentre Boiler gli spiega l’importanza di distinguerli e individuarne la razza di provenienza. È una questione di cultura. I due si concedono una nuova pippata, poi ripassano il loro piano: dopo, quando tutto sarà accaduto, Franco dovrà procedere veloce e mollare l’auto nel punto in cui non ci sono telecamere, toglierà le targhe finte, le getterà in un cassonetto e i due si separeranno. Lui farà un giro largo e tornerà a casa con calma. Boiler farà uguale e, se arriva per primo, troverà la chiave sopra lo stipite. Una volta rincasati, i due si sistemeranno e andranno a denunciare il furto dell’automobile...

In una Genova multietnica, in cui tensioni e ipocrisie si nascondono sotto un’apparente facciata di perbenismo, si muove la terza vicenda che vede protagonista l’acuto vicequestore aggiunto Paolo Nigra, frutto della fantasia e della prolifica penna di Antonio Paolacci e Paola Ronco, coppia artistica e nella vita capace di dare spessore a un personaggio che cattura l’attenzione del lettore fin dalla prima pagina e non lo molla anche a lettura conclusa. In questo episodio Nigra, inizialmente, assiste alle indagini da lontano, perché in ben altre faccende affaccendato. Sta infatti affrontando le presentazioni con la famiglia del suo compagno Rocco, che ha finalmente deciso di palesare il proprio orientamento sessuale e di condividere con i genitori e la sorella la gioia del proprio amore. Un attentato a probabile sfondo razziale ha gettato la città di Genova nel caos e, mentre le telecamere imperversano nella città, le speculazioni politiche sono benzina sul fuoco delle tensioni sociali già ben evidenti. Inoltre, ben presto Nigra realizza che l’attentato potrebbe avere un legame con l’unico caso irrisolto della sua carriera, una storia del passato che da sempre è un grosso peso sulla sua coscienza e sulla professionalità di un uomo costantemente impegnato a scovare la verità, ovunque essa si annidi. È necessario quindi rientrare in servizio, lasciare Napoli e i suoi colori e cercare, con l’aiuto della solita squadra, imperfetta e proprio per questo imbattibile, di venire a capo di una vicenda contorta e a tratti inquietante, capace di mostrare tutta la spietatezza e le contraddizioni di un mondo in cui odio ed egoismo sono i sentimenti predominanti. Nigra è molto cresciuto nel corso delle varie narrazioni: è maggiormente consapevole delle proprie crepe e fragilità, ma è ancora più determinato a non mollare e a lottare in nome di quella giustizia in cui, nonostante tutto, continua saldamente a credere. Con una scrittura raffinata e ironica insieme, che non cede ad alcun stereotipo e non indulge mai in illusorie consolazioni, Paolacci e Ronco raccontano i concetti di tolleranza e diversità, parlano di social e dei tranelli del mondo virtuale e incantano il lettore a ogni pagina, grazie alla cura con cui sanno disegnare ogni personaggio e dargli vita.