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Tutto quello che c’è

Tutto quello che c’è

Sara ha ventotto anni e sta facendo l’amore in una stanza d’hotel a Barcellona con la sua amante. È tutti così bello che, se morisse in quel preciso istante, anche un evento tanto tragico sarebbe dolce. Ma a morire non è lei, bensì sua madre, dall’altra parte della Spagna, a Gijón. E Sara non è con lei. Le hanno diagnosticato il cancro al seno quando Sara aveva diciotto anni e, da quel momento in poi, è stato tutto un inconsapevole conto alla rovescia. Sara non è mai riuscita ad accettarlo o a metabolizzare il fatto che sua madre non avrebbe visto gran parte della sua vita adulta. Eppure, più gli anni passavano, più le ricadute si facevano frequenti e più la magrezza aumentava, più Sara era costretta a guardare in faccia la verità. Però quella mattina, in quella stanza d’hotel, quando si sveglia accanto al corpo nudo della sua amante, non riesce pensare ad altro. Si ripete che l’intimità è un dono. Eppure, di lì a poco non la rivedrà più. Quella ragazza rimarrà una dolce parentesi nel ricordo più doloroso di tutta la sua vita. In quell’esatto istante Sara subisce una duplice perdita: perde quella ragazza e perde sua madre. Quel giorno deve prendere l’aereo per tornare a casa. Lo ha già deciso mesi prima. Ha programmato di fare visita alla madre, che da un po’ è peggiorata. Eppure, una volta scesa dall’aereo e salita in macchina della zia, Sara non va a casa. Il corpo della madre la sta aspettando all’obitorio, freddo e immobile. La zia le dice che non ha sofferto. Dopo la somministrazione di farmaci si è rilassata, smettendo di muovere le mani sul lenzuolo per aggiustarlo come piaceva a lei. Non ha lottato. La prima cosa che Sara sente è la rabbia, che monta inesorabile nel suo petto. Perché non l’ha aspettata? Sua madre sapeva che lei stava arrivando. Avrebbe potuto resistere per salutarla. La seconda cosa è il senso di colpa. Perché finché sua mamma moriva, lei faceva l’amore.--

Sara Torres è nata a Gijón nel 1991. Con il romanzo Tutto quello che c’è ha ricevuto il Premio rivelazione Javier Morote 2022. Ciò che l’autrice ha compiuto con il libro è un viaggio teorico-creativo che si muove lungo il confine del lutto e della perdita. Torres è giovane ma molto amata dalla critica: la rivista “El Mundo” l’ha definita “La giovane poeta che ha rivoluzionato il mondo della prosa”. La protagonista del libro ha lo stesso nome dell’autrice, è nata nel suo stesso luogo e condivide con lei molte esperienze di vita. La narrazione è quindi quasi un percorso di auto-analisi e di elaborazione che affronta molteplici tematiche. La prima è quella del corpo femminile. La madre ha un tumore al seno e il suo corpo è quasi consumato dalla malattia. È molto magra e fatica a reggersi in piedi. Sara invece entra nella storia facendo l’amore con un’altra ragazza, descrivendo il suo corpo come qualcosa di vivo e caldo. Le esperienze di vita della protagonista, nel dolore e nell’amore, diventano quindi corporee. Tra tutti i sensi spicca soprattutto il tatto. L’essere toccati ha un cassetto della memoria tutto suo. Il corpo ricorda il tocco di una madre sul viso, quello del vento sulla pelle e quello caloroso di un’amante. Ricorda tutto ed è in grado, tra le pagine, di portare la protagonista indietro nel tempo. Le pagine non seguono un vero e proprio andamento logico. Più che il passare dei giorni, è il passare delle esperienze che determina la narrazione. Ogni cosa è per Sara fonte di riflessione e di analisi. È la sua mente a essere messa in parole. Non è semplice per il lettore seguire il filo dei suoi pensieri, ma non è forse proprio questo il senso del tutto? Per nessuno di noi la nostra stessa emotività è un percorso lineare. Provando a indagare i nostri sentimenti, difficilmente troviamo con facilità la via d’uscita dal labirinto. L’autrice fa lo stesso. Non si propone come qualcuno che ha trovato la via d’uscita. È come noi: dispersa, a volte triste e altre piena di gioia, a volte sola, ma sempre alla ricerca di sé stessa. È commovente sentire che, nonostante le esperienze di vita, ognuno di noi porta sul proprio corpo la sua storia.