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Tutto quello che ho mangiato in un anno (e altre considerazioni sulla vita)

Tutto quello che ho mangiato in un anno (e altre considerazioni sulla vita)

Sempre in viaggio per lavoro, ma facendo di tutto per tornare a casa almeno ogni due settimane, Stanley Tucci gira per il mondo gustando e ricordando il cibo che ha assaggiato in ogni dove. Difatti, il cibo è da sempre parte integrante e fondamentale della sua vita e delle sue tradizioni familiari, oltre a essere molto appassionato di cucina, italiana per le sue origini, ma non solo. Arrivato a Roma per girare Conclave, un film diretto da Edward Berger con Ralph Fiennes, John Lithgow e Isabella Rossellini, Stanley Tucci ha espressamente richiesto alcuni prodotti di prima necessità, tra cui pasta, pomodori, verdure per il soffritto, capsule Nespresso e acqua. E tupperware per cucinare a casa e portare il pranzo sul set, al posto di quello spesso scadente del catering. Ma non si limita a cucinare lui stesso, va alla scoperta di trattorie, ristoranti e molto altro, per assaggiare un piatto, uno snack o un aperitivo, o per gustare una cena deliziosa. È così in ogni luogo che visita o in cui si ferma anche solo per pochi giorni per lavoro, da Dublino, alla Moldavia, per tornare sempre in Inghilterra, nella casa che condivide con la moglie Felicity e i figli Matteo ed Emilia, nella cucina dove spadella melanzane, cuoce la sua amata pasta condita in mille modi diversi e dove prepara ottimi cocktail da sorseggiare dopo che i bambini sono andati a letto…

Quarto libro di Stanley Tucci, Tutto quello che ho mangiato in un anno è un memoir gastronomico: una sorta di diario in cui il celebre attore annota minuziosamente e con costanza non solo i pasti, ma tutto ciò che ha mangiato in un anno, come snack, drink o bocconi veloci, inserendo anche alcune ricette. Un formato originale, che sacrifica la parte narrativa per promuovere la naturalezza, semplicità e anche un po’ di ripetitività, un susseguirsi di momenti in famiglia, di giornate di riprese, di viaggi e di lavoro più in generale dove il cibo è il fil rouge che collega ogni momento e permette di ricordarlo. La scrittura è lenta, diretta e onesta, non c’è nessuna intenzione di abbellire i piatti semplici, né di mostrare costantemente cibi sontuosi, ma solo il desiderio di raccontare il proprio rapporto con il cibo, che ha condizionato la sua vita da sempre, e di approfondire i benefici o gli effetti negativi che può avere sul benessere psicofisico. Cucinare e mangiare bene permettono di svoltare la giornata, sentire il profumo delle ricette di famiglia, della tradizione, dei piccoli rituali quotidiani mette allegria, gustare i propri comfort food rilassa così come mettere insieme un piatto saporito con gli ingredienti avanzati ridà brio alla serata. In conclusione, oltre che un diario gastronomico è una fessura aperta sul mondo e sulla vita di Stanley Tucci, sulle sue origini italiane, sulla sua famiglia, sulla normalità, sul lavoro, sui sacrifici che si compiono per far funzionare le cose, sui piccoli gesti che si fanno per amore, sulle sfide nel crescere i figli e sulle difficoltà della vita.