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Twenty

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È arrivato da poche settimane a New York e sta per andare in cantiere, a Red Hook, come tutti i giorni, per potersi guadagnare quei benedetti soldi che gli permetteranno di mantenersi agli studi: Francesco non ha ancora guardato la tv, o ascoltato la radio, quando riceve la telefonata del compagno di lavoro che gli annuncia la caduta delle Torri Gemelle. L’immagine che finalmente vede in televisione è straziante, sconvolgente, impensabile. Ma è davvero impensabile? In realtà qualche anno prima di bin Laden, Ramzi Yusuf aveva già provato a far crollare il World Trade Center con un’autobomba nel garage sotterraneo: era il 1993, solo 6 vittime e un migliaio di feriti, ma la Torre era rimasta lì. Adesso invece dall’alto è tutta un’altra cosa, una pioggia di fuoco e di esplosioni, le sirene che urlano per strada, l’Apocalisse che sembra arrivata. Francesco capisce in quel momento che non può andare più via da New York, che quella adesso è la sua casa, perché sopravvivere ad un evento così catastrofico, significa avere diritto di cittadinanza in quel Paese, che non è il suo, ma sa farlo crescere. Inizia allora lo studio al Baruch College, poi il praticantato alla EMC, quindi le collaborazioni con “Il Sole 24 Ore” e infine con “La Stampa”. Francesco Semprini vive i suoi ultimi venti anni nella Grande Mela, nutrendosi delle sue storie, dei suoi insegnamenti, della sua poliedricità: dal suo osservatorio vede tutto e tutto ci racconta. Cronaca di un italiano, per di più giornalista, nel Paese più influente del mondo…

Il libro di Francesco Semprini è per una parte una cronaca giornalistica, fitta, ricca, argomentata, per un’altra è un diario personale, una sorta di romanzo di formazione che ci permette di vivere direttamente ed indirettamente il miracolo americano del self-made man, l’uomo che si è fatto da solo. Attraverso una narrazione ben documentata, Semprini trasferisce in poco più di 400 pagine 20 anni densi di storia americana e mondiale, dalla Guerra nel Golfo dei Bush, all’uragano Katrina, alla caduta delle banche e la crisi del 2009, ai mandati rivoluzionari di Barack Obama, fino a Trump ed alla pandemia. Il gioco narrativo si vivacizza con il paragone, a specchio, con le vicende personali legate agli studi ed agli amori statunitensi, ma anche ai fitti contatti con il giornalismo italiano: in questi venti anni che hanno trasformato l’America ed il mondo intero, si forma anche la sua struttura professionale di giornalista economico, marito e padre di Ginevra. Per questi motivi, per la capacità di leggere e rendere la vita individuale con la storia collettiva, per la capacità di dare lo stesso peso e la stessa importanza alla sua vita privata come al crollo della Borsa, il libro scorre veloce e gradevole, con la stessa intensità sia nelle parti giornalistiche sia nel romanzo della vita: lo stile fresco e pulito aiuta a far scivolare le pagine una dopo l’altra senza nessuna esitazione, senza nessuna soluzione di continuità. Una bella lettura, davvero.