Salta al contenuto principale

Twist

Twist

Nel gennaio del 2019 un romanziere irlandese, Anthony Fennell, attraversando una fase di totale stallo creativo, decide di imbarcarsi sulla “Georges Lecointe”, una nave specializzata nella riparazione dei cavi sottomarini, diretta verso la costa occidentale dell’Africa. L’idea è restare a bordo per poche settimane, allontanarsi da Dublino, interrompere l’inerzia che ha inghiottito la sua carriera e raccogliere materiale per un reportage. Il viaggio, però, si prolunga ben oltre le aspettative e la nave diventa il suo unico orizzonte: i giorni diventano mesi, il mare sostituisce la terraferma, la routine della nave prende il posto della sua vita precedente. Mentre la “Georges Lecointe” avanza sull’oceano, Fennell ripercorre la propria traiettoria: l’infanzia in campagna, la famiglia, l’educazione religiosa, la fuga a Londra, il ritorno in Irlanda, i primi romanzi accolti con favore e poi il silenzio, l’impossibilità di scrivere, i tentativi falliti di tornare all’origine. I giorni scorrono in una foschia di ricordi e rimpianti, mentre il presente sembra svuotato di senso. A bordo conosce gli uomini dell’equipaggio, tecnici che lavorano lontano da tutto per individuare fratture invisibili sul fondo dell’oceano e ristabilire collegamenti interrotti. Il lavoro sui cavi, inizialmente distante e astratto, comincia a rispecchiare le vite spezzate di chi li ripara. Ogni intervento avviene nel buio delle profondità marine, dove un guasto improvviso può trasformare un semplice oggetto in qualcosa di irrimediabilmente diverso. Durante la navigazione prende forma il racconto di John Conway, una figura silenziosa e magnetica, travolta dalla fama, dall’amore e da forze difficili da nominare. La sua ascesa e la sua lenta discesa si intrecciano alla storia del narratore e a quella di Zanele, la sua bellissima compagna, mentre voci, versioni contrastanti e frammenti di memoria ricompongono un’immagine sempre incompleta. Nel cuore dell’oceano, tra connessioni spezzate e tentativi di riparazione, Fennell è costretto a confrontarsi con il passato, con ciò che non può essere corretto e con il timore di ciò che sta diventando…

In Twist, Colum McCann costruisce un romanzo che si muove come una corrente sotterranea: silenziosa in apparenza, ma carica di una forza emotiva costante. È un libro che appartiene a quel territorio di confine tra il romanzo psicologico e il racconto civile, dove la storia individuale diventa lente attraverso cui osservare le fratture del mondo contemporaneo. McCann intreccia piani temporali diversi, alternando passato e presente con naturalezza, come se il tempo non fosse lineare ma circolare, fatto di ritorni, echi e improvvise illuminazioni. La prosa è dichiaratamente letteraria, intensa e lirica, ma mai compiaciuta. È una scrittura riflessiva, spesso trattenuta, con frasi corte, spezzate che preferiscono suggerire piuttosto che spiegare, lasciando spazio al non detto. Il linguaggio, vibrante e sensoriale, riesce a tenere insieme eventi collettivi – i conflitti irlandesi, le migrazioni, le ferite collettive – e le micro-storie personali, fragili e ostinate, che ne subiscono il peso. In questo equilibrio tra macro e micro, McCann dimostra ancora una volta la sua capacità di raccontare l’asprezza della condizione umana senza mai perdere di vista l’empatia. Le atmosfere di Twist sono dense, a tratti cupe, attraversate da un senso di sospensione. L’abisso che i personaggi si trovano ad affrontare non è però solo luogo di caduta o di perdita: diventa uno spazio interiore, necessario, in cui spogliarsi di ciò che è superfluo. McCann suggerisce che scendere in profondità non significhi necessariamente soccombere, ma possa condurre a una forma di lucidità estrema, quasi a una pace severa, simile a “una beatitudine meditativa”, a un fluttuare silenzioso oltre il rumore del mondo. Twist è una storia toccante, profondamente umana, che guarda alla sofferenza senza indulgenza ma anche senza cinismo. Un romanzo che, nella sua apparente sobrietà, custodisce una potente tensione morale e poetica, confermando McCann come uno degli autori più sensibili nel raccontare le ferite del nostro tempo, ma anche le possibilità di una consapevolezza autentica, capace di condurre senza indugi verso una redenzione possibile.