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Ucraina - Alle radici della guerra

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L’aggressione russa ai danni dell’Ucraina non ha alla base una singola motivazione, ma è l’apice di una serie di eventi. Alle quattro del mattino del 24 febbraio 2022, i missili russi hanno bombardato obiettivi militari e civili, convogli di mezzi corazzati hanno attraversato i confini a nord, est e sud, diretti verso la capitale Kiev e altre importanti città. L’origine della guerra risale al 2014 con l’annessione della Crimea imposta dalla Russia e la secessione di aree del Donbass (Donetsk e Lugansk), ma ancora più importante è il fatto che l’Ucraina per la Russia sia sempre stata fondamentale per le risorse alimentari, minerarie, energetiche e un ponte verso il Mar Nero. L’occidentalizzazione dell’Ucraina è diventata un problema, con la volontà della popolazione di svicolarsi dalle scelte degli oligarchi russi attraverso tre importanti “rivoluzioni” nella piazza di Majdan (1990, 2004 per i brogli elettorali, 2013/2014 Euromaidan)… Secondo le dichiarazioni di Vladimir Putin l’attacco all’Ucraina è in realtà una guerra di difesa contro le mire espansionistiche della Nato in Europa orientale. Gli esiti della Guerra Fredda hanno condizionato la prospettiva politica dell’Occidente e dell’Europa orientale e frustrato le ambizioni imperialiste russe (esclusa anche dalle decisioni sui Balcani). “La visione geopolitica del Cremlino è ancorata agli equilibri di Jalta dove, tra il 4 e l’11 febbraio 1945, le potenze alleate gettarono le basi di un ordine mondiale durato cinquant’anni e conclusosi nel 1991 (indipendenza ucraina), ma non per la Russia”… La rivoluzione di Majdan nel 2014, apice dei moti di protesta iniziati nel 2013, ha rappresentato la volontà di ribellione degli ucraini desiderosi di liberarsi di un regime dispotico o un colpo di Stato contro il potere legittimo? La protesta di Majdan ha trasceso le divisioni politiche e ideologiche… Quanto è realistica l’accusa mossa da Putin nei confronti dell’Ucraina e quanta propaganda si nasconde dietro gli intenti di “de-nazificazione”? La sconfitta del nazifascismo era alla base della legittimazione del potere sovietico e con la dissoluzione dell’URSS l’identità russa si è fondata sulla “grande guerra patriottica”, perno anche della politica di Putin…

Matteo Zola ha curato una interessante raccolta di scritti nel tentativo di mettere in evidenza il processo di trasformazione che ha investito l’Ucraina e portato alla guerra, per capire proprio le radici (come recita il titolo) di un conflitto che ha motivazioni complesse. I testi raccolti nel volume di cui è curatore, analizzano l’evoluzione sociale e politica dell’Ucraina, i dissidi interni, il regime di Putin (inclusa la narrazione propagandistica di un fantomatico accordo tradito dalla Nato di non allargamento verso est, di cui non esiste documentazione) e il potere esercitato dalle oligarchie per condizionare gli esiti delle elezioni durante i mutamenti al potere. Zola è giornalista, saggista e professore di lettere, direttore responsabile del quotidiano online “East Journal” (dedicato all’approfondimento delle notizie dell’Europa centro-orientale e del Vicino Oriente), i suoi articoli sono stati pubblicati su diversi giornali. Collabora attivamente con Osservatorio Balcani e Caucaso e ISPI, inoltre ha realizzato reportage dedicati ai Balcani e al Caucaso. Tra le sue pubblicazioni più interessanti ci sono Congo, maschere per una guerra e l’opera Revolyutsiya - La crisi ucraina da Maidan alla guerra civile. Il volume presenta una prefazione scritta da Anna Zafesova che mette in luce la distorsione degli eventi attuata attraverso la circolazione di notizie false, come mai era accaduto in altri conflitti e la necessità di continue verifiche e chiarimenti per non condizionare l’opinione pubblica (attività difficilissima). Nell’introduzione Giovanni Catelli prepara il lettore con una sintesi chiara degli eventi che verranno poi approfonditi con gli articoli specifici.