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Ucraina - Dentro una guerra che cambia il mondo

Ucraina - Dentro una guerra che cambia il mondo

In un momento storico in cui le ragioni della geopolitica sembrano prevalere sull’esperienza delle persone comuni, il giornalista Raffaele Luise compie una scelta di rottura: con il suo racconto ci permette di vedere la realtà del territorio e delle persone che stanno vivendo gli effetti di questa guerra sulla propria pelle. Nel leggerlo viene in mente il verso del poeta polacco Czeslaw Milosz: “il peggior nemico dell’uomo è l’astrazione”. Così questo reportage porta in primo piano i racconti delle persone comuni, i ragionamenti degli intellettuali, i panorami rurali di questa terra fertilissima e la minaccia sempre presente delle armi, i cui effetti sono sempre visibili. In più di un’occasione l’autore si trova a pochi passi da un missile russo abbattuto dalla contraerea ucraina. Lo stile è spesso a metà tra il cinematografico e il pittorico e alcune descrizioni restano impresse nella memoria. Una fanciulla si dondola su un’altalena, sullo sfondo la canna di un pezzo di artiglieria. La copertina di Masha e Orso forata da una scheggia. Il mausoleo di Babyj Yar, così piccolo rispetto alle atrocità commesse dai nazisti. Benché Luise sia dichiaratamente schierato dalla parte del “granaio d’Europa” non rinuncia mai al senso critico e racconta particolari che potrebbero essere scomodi anche per gli ucraini. In un passaggio molto potente critica persino l’atteggiamento attendista di Papa Francesco confidando nel fatto che la sua presenza avrebbe senz’altro lasciato il segno. Anche in questo libro, come nel precedente Amazzonia (edito da Appunti di Viaggio), il giornalista racconta eventi che stanno mutando in maniera profonda le caratteristiche del mondo in cui viviamo. Particolarmente accorata la denuncia delle ricadute di questa guerra a livello ambientale e di come la distruzione pianificata da parte delle autorità russe costituisca un vero e proprio ecocidio. Reportage come questi hanno il pregio di restituire volti a persone senza nome e identità a città che sono molto più di punti su una carta geografica…

Quando nel febbraio del 2022 iniziò “l’operazione militare speciale” in Ucraina, tanto voluta dall’oligarchia russa guidata da Putin, Raffaele Luise sentì il bisogno di recarsi in quella terra martoriata dalla guerra. Da quel bisogno nasce questo reportage, frutto di tre viaggi distinti compiuti tra il marzo e l’agosto del 2022, al seguito di organizzazioni umanitarie. Come è facile immaginare, il giornalismo in zone di combattimento è molto pericoloso e molto scomodo, tuttavia Luise è abituato a scomodità e insicurezza. Giornalista Rai, vaticanista e inviato speciale in zone di conflitto, è stato in Iraq, in Somalia e a Sarajevo. Nel 2020 ha effettuato un lungo viaggio in Brasile per conoscere le popolazioni indigene e per lanciare un grido di allarme contro l’ecocidio che le élite brasiliane stanno effettuando contro il loro stesso ricchissimo ecosistema e contro le popolazioni native della foresta pluviale. È stato come se Luise avesse sentito un richiamo della terra ucraina, che lo ha spinto in quei luoghi dai nomi sconosciuti prima di quel fatidico febbraio 2022 e che ora sono sinonimo di violenza e orrore: Bucha, Irpin, Zaporizhzhya. E naturalmente Kiev, culla millenaria di quella stessa civiltà russa “moscovita” che ora cerca di schiacciarla.