Salta al contenuto principale

Ucraina: grammatica dell’inferno

ucrainagrammaticainferno

Introdotto dal testo di Stand up for Ukraine dei Måneskin, canzone di ribellione poi ribattezzata Gasoline sul loro nuovo album (cioè Benzina, vale a dire uno dei principali fattori alla base della invasione ucraina, il saggio intende approfondire la realtà del conflitto russo/ucraino attraverso una serie di racconti e fotografie di specifiche e concrete situazioni ad essa connesse, Tali racconti sono articolati in ordine alfabetico, con le lettere che di volta in volta rappresentano le iniziali delle dette situazioni:, spesso anche più d’una per ogni lettera: G come Gasdotto o Goal (di Shevchenko, inteso anche in senso umanitario); F come Fame, B come Bombe, e così via. Spesso la descrizione delle singole situazioni è intervallata da quelle che possono definirsi “poesie della disperazione”, ossia brevi pensieri, diretti, quasi brutali, che hanno ad oggetto l’espressione del dolore delle donne ucraine, ognuna delle quali ha perso qualcuno nel conflitto o, perlomeno, è dovuta emigrare (principalmente nel nostro Paese) lasciando quasi tutto di sé - anche il cuore - in Ucraina. La struttura del libro si suddivide in due ambiti prospettici: da un lato, quello quantitativamente maggiore, vengono esplorate le suddette situazioni connesse al conflitto, dunque le più significative circostanze registratesi nella guerra russo/ucraina sul campo, tramite complessivamente 51 grandi racconti; dall’altro lato si osserva invece ciò che è successo nei nostri confini nazionali, con i dati relativi all’immigrazione nel nostro Paese, soprattutto a Milano ed al Nord. È stata data voce, in particolare, alle profughe accolte a Milano da Progetto Arca, facendogli raccontare la propria storia, le proprie sofferenze, perdite e speranze…

Viene giustamente rimarcata da Filippo Poletti la necessità di cercare la verità, che è la prima vittima della guerra quando non ci si riesce a concentrare sul fatto che se “A ha attaccato B”, il conflitto si debba ad A e debba essere cessato da A, al di là di qualsiasi considerazione antecedente o collaterale. Il libro, dalla struttura volutamente frammentaria e, in alcuni casi, ripetitiva, coglie nel segno per quello che intendeva essere il suo intento, ossia attirare il più possibile l’attenzione su quanto crude, reali e drammatiche siano le conseguenze, in termini di vite e sofferenze umane, del primo anno di guerra in Ucraina, e su quanto tali conseguenze siano vicine a noi, a volte persino geograficamente e fisicamente “interne” al nostro Paese o comunque accolte ed assorbite da esso, visti i milioni di profughi ucraini accolti in Italia o in territori vicini. La speranza è che l’opera contribuisca, per usare le parole del generale Farina pure riportate nel testo, a “orientare la volontà di quei Paesi che hanno tenuto, rispetto al conflitto, una posizione neutrale, come Cina ed India”, elemento, questo, verosimilmente necessario perché “la definitiva pacificazione arrivi presto, per effetto della volontà degli uomini”, e non tardi, per penuria di munizioni.