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Un appassionato disincanto

Un appassionato disincanto

Osvaldo ad appena vent’anni ha coronato un sogno: (anche) tramite l’intercessione di un parente, è entrato a far parte, per ora soltanto quale apprendista, dei “funzionari speciali” del Ministero dell’Interno italiano, ed è in pratica destinato a far parte dei Servizi. Siamo nel 1978, pochi mesi prima del sequestro Moro, nel soffocante clima di tensione e confusione che opprime l’Italia degli anni di piombo. Dopo aver modificato le proprie abitudini iniziando a schermirsi il più possibile, a non condividere quasi nulla del proprio lavoro con i propri familiari, lasciando nel totale segreto ad esempio i nomi di tutti i suoi colleghi, il suo luogo di lavoro e financo le sue specifiche funzioni professionali, Osvaldo diviene poi effettivamente uomo dei Servizi Segreti, ed ironicamente gli viene assegnato un numero in codice che assomiglia – ma profeticamente al contrario – a quello che caratterizzava i suoi sogni di bambino: se aspirava a fare lo 007, ecco che è divenuto la matricola…700! Di qui inizia la storia – che attraversa quarant’anni di vicende politiche italiane – di un servitore dello Stato pronto di intelletto, corretto e leale fino al midollo, in giusta misura anche legittimamente ambizioso quanto alla carriera. Ma anche quella delle sue continue disillusioni, sconvolto com’è Osvaldo sempre più – mano a mano che si fa una famiglia con il matrimonio e, tempo dopo, con l’adozione di un bimbo – da un lato per le ingiustizie clientelari che permeano in profondità (anche) il suo mondo, con le promozioni per raccomandazione anche nei gangli più delicati e fondamentali per la sicurezza nazionale, e dall’altro dalla corruzione che determina, a volte, scelte insensate e persino pericolose per lo Stato e per la collettività. Come quella che vede, sia all’interno dei confini italiani sia a livello internazionale, una strenua difesa a protezione delle “proprie informazioni”, invece di condividerle con gli altri settori del governo dello Stato o con gli altri organismi internazionali in modo da renderli davvero significativi ed efficaci a tutela della sicurezza dei popoli...

Dare un giudizio su questo libro può diventare arduo: è infatti, se si guarda al lessico, alla sintesi, alla ricchezza di terminologia, un libro decisamente ben scritto, che nel contempo ha dalla sua una serie di spunti, quanto ad argomento trattato, piuttosto originali; essi anzi sembrano estrapolati davvero da un diario, redatto momento per momento da un appartenente ai Servizi lungo il verificarsi delle rocambolesche vicende che compongono il romanzo. Proprio a quanto appena scritto, però, come in una medaglia a due facce, si ricollegano anche le note dolenti di questo libro: tanto la struttura dell’opera e lo spazio relativo dato ai singoli avvenimenti, quanto lo stesso tono usato nel descrivere gli eventi, sono davvero troppo didascalici e troppo diaristici. Restano troppo in superficie sia nello sviluppare i fatti sia nel commentarli; non meno importante in negativo, inoltre, il fatto che la sola psicologia del protagonista è sufficientemente indagata e tridimensionale, mentre tutti gli altri personaggi risultano, sia nei movimenti che nei pensieri, dei totali e assoluti comprimari, che entrano in scena solo una o due volte quando è necessario. Sappiamo ad esempio pochissimo della moglie di Osvaldo, sebbene venga più volte nominata, e addirittura nulla del figlio adottivo Ruslan, pur dalla coppia così desiderato e amato. Questo come in un diario, in cui chi lo redige non spende tempo in grandi descrizioni, soprattutto quelle intime e psicologiche, perché determinati aspetti già li conosce e scrive per se stesso, non per un pubblico. Resta la speranza, concreta, di leggere un’opera migliore da parte di questo autore, che è esordiente sulla lunga distanza di un romanzo: il monologo finale di due pagine sulla vecchiaia è l’unico, vero splendore del libro, ma dimostra che, al momento, Bonagura si trova infinitamente più a suo agio quando non deve raccontare una storia, ma può sbizzarrirsi in riflessioni poetiche e iperboliche, permeate di spirito positivo e di saggezza.