Salta al contenuto principale

Un autunno d’agosto

autunnoagosto

Tutte le strade portano a Clara, o meglio non c’è nulla - nessuna storia in famiglia e non solo all’interno di casa - che non faccia riferimento a questa donna. E non è possibile, per chi non la conosce, non notare l’atteggiamento di grande rispetto di chi ne sta parlando. Ma cosa è successo? Clara Cecchini è una sopravvissuta, anzi, è l’unica sopravvissuta della strage nazifascista di San Terenzo Monti del 19 agosto 1944. Ormai è morta da cinque anni, ma quel giorno (lei ha sette anni), quando partono i colpi di mitraglia, lei cade a terra come tutti gli altri, colpita dai proiettili a un piede, a un braccio e allo sterno. Ma viva! E quando i soldati passano in rassegna i corpi per trovare qualcuno ancora vivo, non si accorgono della bambina. Rimasta per tutto il pomeriggio in mezzo ai cadaveri, sotto quelli di suo padre, di sua madre e dei suoi fratelli, all’improvviso apre gli occhi perché ha fame e sete ed è infastidita dalle mosche attirate da tutto quel sangue. Riesce a liberarsi dai cadaveri pesanti sopra di lei, soprattutto quello del padre, crivellato di colpi, e si attacca ai grappoli di uva non ancora matura che pendono dal pergolato. La sua sete, però, non si placa, così entra in casa, dove deve scavalcare un cadavere per poter arrivare alla bottiglia di acqua fresca sopra il tavolo. Sente però alcune voci sul sentiero che porta al vecchio mulino e, pensando che siano di nuovo i soldati, torna al campo in mezzo ai cadaveri, fingendo di essere morta anche lei vicino ai genitori, ai nonni, agli zii, al fratellino e alla sorellina, finché poi viene portata in salvo. Rimane in ospedale per circa un mese e finita la guerra viene adottata dalla figlia dei padroni della fattoria...

Verrebbe da dire che si tratta di un “ennesimo libro sulle stragi nazifasciste”, se non fosse che ci sono alcuni passaggi estremamente interessanti e per certi versi inediti, perché molto vicini temporalmente a noi. La giornalista Agnese Pini è direttamente coinvolta nella vicenda del 19 agosto 1944 di San Terenzo e con questo libro ha fatto pace con il passato doloroso che ha segnato la sua famiglia, ma senza dubbio anche la sua infanzia, mentre ascoltava i racconti della morte della sua bisnonna. Determinante l’incontro con Marco De Paolis, procuratore generale alla Corte d’Appello militare, che ha voluto fortemente il processo per la strage di San Terenzo, chiusosi a Roma nell’aprile 2011. Ed è soprattutto nel capitolo 11 che si scopre il cosiddetto “armadio della vergogna” e le motivazioni che hanno portato lo stesso De Paolis a compiere ricerche dopo sessanta anni dagli eventi (è appena uscito a sua firma anche Caccia ai nazisti, in cui racconta la sua esperienza), arrivando fino in Germania pur di avere tutti i nomi dei componenti delle squadre naziste e in particolare di quella 16a Divisione, coadiuvata, nelle brutalità, anche da qualche esaltato italiano fascista. Tutti i documenti sono venuti alla luce nel 1994, quando il procuratore militare Antonino Intelisano condusse le indagini contro Erich Priebke. Un capitolo prezioso per, semmai ce ne fosse ancora bisogno, capire come spesso le ragioni di Stato passano sopra le teste dei cittadini comuni. Terribile come le convinzioni naziste e le crudeltà dei direttamente coinvolti fossero ancora molto forti, nonostante nel 2002 ci si sarebbe aspettati un minimo di comprensione degli errori commessi e di sana vergogna. Insomma, un libro da leggere, comprendere e digerire, affinché certi orrori non facciano più parte di questo nostro pianeta. Pia illusione, come dimostrano le cronache internazionali.