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Un castello di bugie

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Reykjavik. Júlia si sveglia nel suo appartamento, è intorpidita e confusa, apre gli occhi a fatica e nota lo spazio vuoto nel letto. Suo marito Gió non ha dormito accanto a lei. Lentamente nella sua testa affiorano i ricordi del giorno prima. Tutto ha avuto inizio dalla necessità di prendere in prestito il gommone di un conoscente per raggiungere l’isoletta di Geirshólmi, nel fiordo del Hvalfjörður, così da fare una perlustrazione del luogo prima di intraprendere il lavoro di scrittura che le è stato assegnato da una casa editrice di libri scolastici: un volume dedicato alle protagoniste femminili delle saghe islandesi. Proprio Geirshólmi è connessa all’eroica figura di Helga Haraldsdóttir, tornata a nuoto dall’isola (1600 metri). Júlia ha deciso di visitare di persona l’isolotto per assaporarne l’atmosfera e scrivere meglio, ma non essendo una navigatrice particolarmente abile ha chiesto a Gió di accompagnarla. L’uomo, impegnato al computer, prima ha tardato la partenza e poi durante il viaggio in macchina non ha perso occasione di mostrare il suo scontento nei confronti di quella gita e del lavoro insignificante della moglie, provocandola, invitandola a tornare a nuoto lei stessa, se interessata a capire la personalità di Helga. Júlia ha cercato di placarlo, consapevole che da giorni il marito manifesta un atteggiamento misterioso, come “si portasse sulle spalle chissà quale strano segreto”. Durante il viaggio in macchina Gió ha persino dichiarato che la realtà per lui è diventata intollerabile e ogni cosa gli appare ormai deprimente, parole che l’hanno sconvolta e a cui non ha dato un senso. Giunti sull’isola l’umore dell’uomo è peggiorato. Ha infierito con le critiche, accusandola di non essere autonoma e dipendere da lui, di non saper gestire i suoi lavori mal pagati e mancare di iniziativa. Troppo da tollerare. Júlia ha sentito il nervosismo crescere dentro di sé, così è tornata sul gommone e lo ha avviato. Una decisione impulsiva. Navigando lontano dalla costa, ferita e arrabbiata, si è voltata e lo ha scorto, in piedi sulla sommità dell’isola…

Snæbjörn Arngrímsson nasce nel 1961 a Oddi nel distretto di Rangárvellir, in seguito la famiglia si trasferisce a Reykjavík. Nel 1980 consegue la laurea in psicologia e letteratura all'Università d'Islanda, giovanissimo fonda una casa editrice, lavoro che svolge fino al 2017, quando si dedica completamente alla scrittura ansioso di seguire la sua nuova vocazione. La sua prima pubblicazione è un libro per bambini The Study of the Mysteries of the Desert House, grazie al quale nel 2019 ottiene l’Icelandic Children’s Book Prize, insomma un esordio vincente; nel 2021 pubblica un nuovo romanzo: The Mysterious Statue and the Boy Who Disappeared. In questo stesso periodo prende corpo il suo primo romanzo per adulti: Un castello di bugie. L’ambientazione islandese, con la descrizione della zona del fiordo dell’Hvalfjörður, dei quartieri di Reykjavik e della selvaggia Búðardalur, aumenta la sensazione di inquietudine che pervade l’opera. Júlia, giornalista freelance e correttrice di bozze, ripercorre le tappe della sua relazione con Gió, dal loro primo incontro a Firenze fino alla notte in cui la sua inaspettata reazione all’atteggiamento sprezzante del marito nei suoi riguardi, la fa precipitare in un limbo di paranoie e sensi di colpa. È tormentata dai dubbi su ciò che può essergli accaduto, ma allo stesso tempo non vuole essere coinvolta nelle indagini. “La speranza sopraggiunge e poi di nuovo si dilegua anche troppo in fretta. Non cresce, affiora come un minuscolo germoglio che spunta dal suolo e subito avvizzisce.” Le scelte che compie e il modo in cui interagisce con chi le ruota intorno (polizia inclusa), aiutano il lettore a farsi un’idea della complessa personalità di questa donna. I dettagli relativi al caso di scomparsa e alla relazione tra i coniugi vengono abilmente inseriti nella narrazione, chiarendo gli aspetti più oscuri della loro vita, a mano a mano che Júlia ripercorre il passato alla luce del presente. Arngrímsson, dopo questo thriller psicologico che fa lavorare l’immaginazione del lettore, è impegnato sia nella stesura di una storia per ragazzi, sia nella scrittura di romanzi investigativi per adulti.

LEGGI L’INTERVISTA A SNÆBJÖRN ARNGRÍMSSON