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Un colpevole in giuria

Un colpevole in giuria

Martedì 23 settembre 1930. Nell’aula del Tribunale di Sheffield sono riuniti dodici giurati chiamati a decidere della colpevolezza o dell’innocenza di una giovane donna, Karen Garretti, accusata dell’omicidio del suo amante Sebastian Como, uno sciupafemmine, contrabbandiere e proprietario di una distilleria illegale. Mrs Vanguard, la Presidente del Club Civico, della Società Ausiliaria delle donne a sostegno del Proibizionismo, di organizzazioni per la Repressione del Vizio e l’Abolizione delle Cremazioni è una ricca signora un po’ prepotente. Sembra voglia decidere le sorti della vita sociale della città e propende per l’accusa di colpevolezza mettendo in atto tutte le sue doti manipolatorie per portare dalla sua parte gli altri giurati. Alcuni di loro si fanno intimidire dalle sue minacce neanche tanto velate, ma non così Cornelia Van Horn, una giovane donna tenace. Fra di loro è presente anche Angeline Tredennick, una loquace donna di mezza età appassionata di romanzi d’amore, con un viso rotondo, il doppio mento e un temperamento curioso. Angeline non è certa della colpevolezza dell’imputata in quanto ritiene che molti aspetti non siano stati presi in considerazione ...e poi non vuole darla vinta a Mrs Vanguard. Quella donna non piace a nessuno anche se tutti sanno che in pubblico è necessario dire che ha fatto del bene alla città di Sheffield. Sembra un caso semplice, di facile soluzione ma l’opposizione di Cornelia allunga i tempi e, giunti alla trentasettesima votazione, decidono di fare una piccola pausa chiedendo il pranzo all’agente di guardia. Dopo essersi rifocillati a dovere, viene chiesto a Mrs Vanguard di utilizzare tutta la sua arte oratoria per ricapitolare l’evidenza delle prove. La signora non se lo fa ripetere due volte e, dopo aver sorseggiato un po’ di caffè, inizia a parlare. D’un tratto però esita, farfuglia e sviene. Viene chiamato il dottor March che è stato visto circolare in Tribunale il quale accorre e la visita allentandole il corsetto e offrendole da bere. La donna però non riesce a riprendersi per cui il medico decide di trasportarla in ospedale. Dopo qualche ora l’agente Trollope arriva correndo per portare la notizia che Mrs Vanguard è morta avvelenata...

Un bel mistery scritto nel 1932, riportato in vita in Italia dalle Edizioni Le Assassine che pubblica scrittrici dell’epoca d’oro del giallo classico, autrici spesso dimenticate che meritano, però, di essere conosciute e di ritornare dall’oblio in cui sono cadute. Il romanzo trasporta il lettore nell’America ai tempi del Proibizionismo e, come in ogni giallo che si rispetti, Ruth Burr Sanborn ci conduce su strade tortuose prima di farci arrivare a scoprire la verità. L’autrice che ha lavorato come editor e reporter per riviste nazionali e straniere ed è stata anche membro della lega degli autori americani, nella sua breve vita (è morta all’età di 48 anni per un cancro al fegato) ha scritto ben cento racconti e tre romanzi fra il 1923 e il 1942 (la prima edizione di Un colpevole in giuria è del 1932). In merito alla sua passione della scrittura di gialli affermò: “È davvero divertente scrivere mystery. C’è così tanta eccitazione nel progettarli, perché naturalmente l’omicidio va pianificato, offre un tale senso di onnipotenza. Così pochi di noi hanno l’occasione di commettere un vero omicidio, ma pensate alla soddisfazione indiretta di eliminare sulla carta l’uomo che ha avvelenato il vostro gatto o il dentista che vi ha tolto un dente”.