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Un complicato atto d’amore

Nomi è un’adolescente e vive da sola con suo padre Ray a East Village. Tash, sua sorella maggiore, è andata via con Ian, il nipote del professor Quiring. Si è ribellata alla comunità dei mennoniti a cui appartiene la sua famiglia, i Nickel. Subito dopo è andata via anche Trudie, sua madre, ma sembra che lei sia andata via da sola. Suo padre non è ancora riuscito a consolarsi, anche se tende a non volerlo far notare. Si nota lo stesso. Si nota per esempio nella sua frenesia di vendere i mobili della casa, nel tentativo di fare spazio, liberarsi dai ricordi, ritrovare la pace. Chissà perché le donne più importanti della sua vita sono andate via. Nomi se lo chiede spesso, anche quando cerca di comunicare con suo padre scambiandosi bigliettini lasciati in cucina. La sua vita è un continuo porsi delle domande e cercare di darsi delle risposte. Si chiede perché le persone più importanti della sua vita sono sparite, perché esistono così tante contraddizioni e divieti nella sua vita, perché deve appartenere a quella comunità. Per quanto ne sa, quella dei mennoniti è la setta religiosa più sfigata del mondo…

Chi ha già letto i romanzi di Miriam Toews, autrice di Un complicato atto d’amore, non può fare a meno di riconoscerne lo stile, a tratti confuso (e confusionario), ma perfettamente adatto alle vicende che racconta. I lettori ritroveranno anche i suoi temi consueti, ovvero la famiglia, l’amore tra sorelle, il bisogno di fuggire, il desiderio di ribellarsi al destino, che nel caso di Nomi è segnato dalla setta religiosa a cui appartiene, i mennoniti, la stessa setta da cui è fuggita la Toews. Il personaggio di Nomi rappresenta a pieno tutte le tematiche, è una ragazzina disperata, combattuta tra l’educazione e gli insegnamenti che ha ricevuto e il desiderio e la voglia di vivere la vita vera. Nelle sue parole cogliamo lo scontro interiore che la turba e che la fa muovere continuamente tra l’amore viscerale che prova nei confronti della sua famiglia e l’odio per ciò che ha subito e continua a subire. Lo stile graffiante e affilato di Miriam Towes si alterna alla dolcezza e alla malinconia con cui fa emergere le sventure e le debolezze umane, rappresentate da una comunità fondata sulla repressione, sulle punizioni, sull’emarginazione e frustrazione di chi è combattuto tra le regole e la voglia di esaudire i propri desideri e ambizioni. Al centro sempre l’amore, frutto di una serie di scelte, scambio e connessione continua, dolore e felicità allo stesso tempo. Perché è questo il fulcro: quanto è complicato l’amore? E perché è così difficile essere felici?