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Un diamante nella neve

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Kiev, Unione Sovietica, novembre 1937. Quando, rientrando, chiede alla madre dove sia finito il figlio Slavka, la donna le comunica che è passato a prenderlo il padre. Ljudmila sospira. Quell’uomo la farà impazzire. È la seconda volta che non si presenta all’appuntamento che lei ha fissato per chiudere la pratica di divorzio. Ogni volta lei impiega mesi a racimolare il denaro che occorre per il disbrigo della pratica, e ogni volta l’uomo diserta l’incontro. E poi, dopo aver deciso che essere marito e padre fosse un ruolo che gli stava stretto e dopo aver abbandonato moglie e figlio, ogni tanto si palesa, prende con sé il piccolo Slavka e si comporta come gli pare. Sua madre cerca di farla ragionare: in fondo quell’uomo è un medico – il miglior medico di tutta l’Ucraina –, è un uomo in carriera, è membro del Partito e ha un buono stipendio. Non lascerà mai che i suoi congiunti muoiano di fame o debbano vivere di stenti. Inoltre, forse spera in una riconciliazione. Mila abbassa lo sguardo e si osserva i guanti logori. In ogni parola della madre c’è un fondo di verità, ma lei ha paura a lasciare il figlio solo con il padre e sa che l’uomo che l’ha messa incinta e sposata quando lei era poco più che una bambina per poi abbandonarla, in realtà, vuole soltanto tenerla in pugno. Aleksej Pavličenko e il piccolo Rostislav Aleksejvič sono al poligono di tiro: il piccolo ha solo cinque anni ma suo padre già vuole che sia in grado di imbracciare un fucile e sparare. Mila e Aleksej discutono: l’uomo sostiene che il bambino non ha preso nulla da lui e forse non è neppure suo figlio; forse c’è stato un uomo nella vita di Mila prima di lui – o insieme a lui – che potrebbe essere il padre di quel mocciosetto. Mila è furibonda e cerca di allontanare in fretta il figlio da quell’uomo che non esita a umiliare il piccolo ogni volta che può. Mentre Mila e Slavka, poco dopo, sono sulla strada di casa, mano nella mano, e il piccolo si lamenta del fatto che il padre provi per lui solo odio, la madre lo rincuora: sarà per lui padre e madre insieme; farà tutto quello che un uomo sa fare, compreso imparare a sparare. Il poligono di tiro diventerà un luogo familiare…

È passata alla Storia come Lady Morte, o anche Lady Mezzanotte. Ljudmila Pavličenko, classe 1916, è una tra le più famose cecchine sovietiche. Fisico minuto e occhi scuri che saettano vigili a destra e a sinistra, impara ben presto che la vita è complessa e ogni cosa va guadagnata. Nel 1941 la giovane è a Odessa, con un figlio, avuto quando lei stessa è poco più che una bambina, da un medico membro del Partito, lavoratore indefesso ma incapace di assumersi le responsabilità di padre e marito. Mila comprende in fretta che, in una società e in una nazione in cui si incentiva la donna a servire la patria, la discriminazione è purtroppo qualcosa con cui si è costretti a confrontarsi quotidianamente. La sua forza e la sua determinazione la aiutano comunque a farsi strada: la giovane si arruola per difendere la sua nazione dall’attacco dei tedeschi e, lottando anche contro chi non vorrebbe una figura femminile scendere in campo tra le fila dell’esercito, diventa una spietata aguzzina, che guarda il nemico negli occhi e lo centra con una freddezza che fa rabbrividire. Quanta spietatezza in un corpo così minuto, quanta freddezza nello stesso animo in cui tuttavia alberga anche una tenerezza infinita nei confronti del figlio prima e del vero amore poi, freddato sul campo e vendicato nei mesi a seguire con una lucidità tagliente e feroce. Partendo da una pagina di Storia cruda e intensa, l’autrice statunitense Kate Quinn – piuttosto nota al pubblico italiano dei lettori per il romanzo Fiori dalla cenere, uscito in Italia nel 2019 – racconta una vita complessa, segnata dal dolore, da una ammirevole forza di volontà e dal profondo desiderio di assecondare le proprie aspirazioni. Ljudmila è crudele, dura e impietosa, ma estremamente determinata e capace di gesti di grande slancio; nutre un sentimento profondo e intenso per il figlio ed è un’eroina coraggiosa e silenziosa insieme, in grado di cambiare il corso della Storia del suo paese. Muovendosi avanti e indietro su piani temporali diversi, Quinn offre al lettore l’accurato ritratto di un momento storico difficile, in cui – oltre alle contingenze legate al secondo conflitto mondiale – va sottolineata la complessa posizione occupata dalle donne, ancora vittime di una discriminazione pesante da sostenere, contro la quale Lady Morte cerca di lottare, con la stessa determinazione con cui scende in campo e si sbarazza del nemico.