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Un diluvio di veleno

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West Virginia, Stati Uniti. Aprile inoltrato. Hollis Bragg, ghostwriter del famoso gruppo rock dei Troubadours - di cui nessuno conosce la reale identità e che a differenza sua hanno abbandonato presto quegli aspri territori - vive rinchiuso nella sua casa rifugio dove ha deciso di isolarsi dal mondo intero, e come ogni giorno è preso dalla magia della sua nuova composizione, inseguendo un riff per la sua amata Angela, cantante proprio dei Troubadours. Disegna ad occhi chiusi nella sua mente e sulla chitarra la melodia immaginata, facendo scivolare le dita deformi sul manico cercando il bridge che insegue da tempo, ma il dolore alla schiena insopportabile lo distrae da quel suo stato catatonico creativo e lo costringe a fermarsi. Nell’altra stanza c’è Caroline, che strimpella la sua semiacustica, i capelli biondi che le penzolano sulle corde, le unghie laccate, la coscia nuda. Le sue visite in quella tana sudicia sono cominciate un anno fa, quando ha oltrepassato il torrente che nessuno oramai osa più attraversare, avvelenato com’è dalle vicine aziende chimiche, in cerca di qualche lezione. Da allora non segue uno schema fisso, entra ed esce dalla sua vita come un cane randagio e lui glielo lascia fare, stupito del rispetto che mette nel toccare quel suo corpo deforme. Ha deciso di vivere così da anni oramai, isolato dal mondo, rinchiuso in quella sua cuccia a pochi passi dalla chiesa carbonizzata dove suo padre predicava, per proteggere il suo corpo deformato dio solo sa se dai liquami sversati nel vicino torrente o da cos’altro e la sua arte, fatta di composizioni non ufficiali per gli album dei famosi Troubadours, di cui Angela è l’indiscussa e amata frontgirl. Intanto, nella vicina Coopersville, infiamma la protesta dei gruppi di attivisti ambientalisti chiamati Watchmen che manifestano contro la Watson Chemical. Tra loro si aggira la strana coppia formata da Victor e Russel, che di cognome fa proprio Watson…

Jordan Farmer, scrittore della West Virginia, ambienta proprio alle pendici dei cupi e suggestivi monti Appalachi il set del suo avvincente romanzo. Perché è lì che il talento smisurato di Hollis Bragg riesce a sprigionarsi senza ostacoli, proprio lì tra quelle fredde e aspre rocce accanto al fiume che stanno avvelenando in nome del mero profitto, che riesce ancora a dare un senso alla sua esistenza nonostante la sua deformità, il suo essere diverso, per provare a sentirsi come tutti, libero come loro, grazie alle melodie raffinate che insegue per ore, a volte giorni, fino a che la spina dorsale deformata non lo costringe a smettere. Ma quella comfort zone, quel ventre rassicurante seppur tetro che lo ha coccolato per anni, ora è in pericolo. C’è un disastro ambientale che non può più essere tenuto nascosto, che è pronto a deflagrare e che lascerà morti e feriti sul suo cammino, modificando le vite di molti, soprattutto quella di Hollis, che sarà costretto a prendere una impensabile decisione: mettere finalmente piede nel mondo e uscire dalla galera che si è autoinflitto per anni, manifestandosi finalmente al mondo per qualcosa d’altro che non sia la sua sola arte ma facendo per la prima volta i conti con il mondo esterno, con se stesso e con la sua diversità.