Un giorno, di punto in bianco, alla Pera Agency licenziano il Giova. Pietro non è lì quando accade: è nel bel mezzo di una riunione, deve tirare fuori dei copy per un cliente che produce dei bagni di lusso. Quando la riunione finisce, vede Giova che sta raccogliendo le sue cose e gli chiede dove va. All’inizio Pietro riesce a crederci, poi se ne convince e si fa spiegare: Paolo Risorse Umana ha convocato Giova nell’ufficio e gli ha parlato di riorganizzazione eccetera eccetera. Giova non sa che fare e Pietro gli dice che magari riesce a trovargli un posto come parcheggiatore al California, la discoteca dove anche lui lavora – sempre come parcheggiatore – per arrotondare e perché gli piace moltissimo. Alla Pera Agency invece Pietro fa il copywriter: scrive testi per clienti che devono vendere prodotti di lusso: è un lavoro obnubilante, che lo porta a scrivere frasi senza senso. Al California lavora quattro sere a settimana: martedì, venerdì, sabato e domenica. Però ora che si aggiunge anche Giova, può saltare qualche sera, così la Camilla è contenta. Con la Camilla stanno cercando casa, si stanno facendo dare una mano dalla Bortolato Immobiliare, ma al momento non sembra uscire fuori nulla di interessante…

Nel romanzo d’esordio di Enrico Trevisiol sono due le scelte più che azzeccate. In primo luogo il titolo (che riecheggia il film del 1955 diretto da Mario Monicelli con Franca Valeri e Alberto Sordi, che a sua volta riecheggiava il romanzo ottocentesco di Michail Jurevič Lermontov), in secondo luogo la scelta di ambientarlo genericamente in una città, senza aggiungere troppi elementi descrittivi o caratterizzanti. Il motivo è lo stesso ed è semplice. Un eroe dei nostri tempi può tranquillamente essere la storia della vita di qualsiasi persona che ha all’incirca trent’anni, vive in una città italiana di medio-grandi dimensioni e fa uno di quei lavori – come il copywriter – che non si sa bene a cosa servano. Sebbene non esplicitamente – però filtra, ed è inevitabile – è il racconto di una generazione alla quale da piccola sono state promesse grandi cose e che ora le vede andare tutte in fumo, una dopo l’altra. L’impossibilità di trovare una casa e, quando la si trova, di comprarla; un lavoro che è inutile e non gratificante; una relazione che è seria, ma poco resistente alle difficoltà; una miriade di domande che solamente a porsele vengono in brividi. E cosa si fa in una situazione in cui non si sa davvero dove sbattere la testa. Secondo Pietro, l’eroe dei nostri tempi, il ragazzo medio, si tira avanti e si costruisce un mondo al di fuori del lavoro. Un cosmo fatto di un altro lavoro – fisicamente stancante ma appagante per la mente (NB: non differente per nulla a chi uscito dall’ufficio si allena fino a stare male) -, di attività di volontariato che rimettano in contatto l’anima con il corpo. Un romanzo in cui letteralmente non accade nulla se non la quotidianità. Narrato in prima persona, con tono molto colloquiale (altra scelta azzeccata), da cui trapela l’origine veneta dell’autore.