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Un fuoco che brucia lento

Un fuoco che brucia lento

Laura si china in avanti, poggia la fronte allo specchio ed evita di guardarsi, ma in questo modo non può fare a meno di vedere il sangue che scorre via dal suo corpo. Il taglio sull’avambraccio, quindi, è più profondo di quanto pensasse ma, anche se occorrerebbe qualche punto, di andare al pronto soccorso non se ne parla. Quando finalmente l’emorragia sembra rallentare, riesce a trascinarsi sotto la doccia e, rabbrividendo sotto il getto di acqua bollente, fa scorrere le sue dita sulle cicatrici che attraversano il suo corpo, quelle cicatrici che fanno parte di lei dal giorno in cui un terribile incidente le ha devastato il corpo e le ha segnato l’anima. Intanto Miriam, sul ponte di poppa della sua casa galleggiante, nota che, anche se fa freddo, le porte della cabina della casa vicina alla sua sono aperte, come la sera precedente. Strano, davvero. Tra l’altro, lei ha davvero bisogno di parlare con il giovane che vive su quella barca, ormeggiata in quel punto da sedici giorni. Decisamente un tempo più lungo di quanto consentito. È necessario che gli dica di spostarsi. Miriam si avvicina alla finestra della barca bianca e azzurra e bussa, ma non ottiene risposta. Bussa di nuovo, poi una volta ancora, ma nulla. Sale sul ponte di poppa, chiamando ad alta voce, poi apre con cautela la porta della cabina e viene colpita da un odore di ferro e carne. Poi lo vede: il giovane uomo è a terra con uno squarcio nella gola e intorno a lui sangue ovunque. Quando il detective Barker comunica a Carla l‘assassinio del nipote Daniel, la donna si lascia cadere sul divano, si piega in avanti con la testa sulle ginocchia e comincia a mugolare, come fosse un cane. Il detective le comunica che il suo ex marito, Theo Myerson – non abita lontano da lei, saranno cinque minuti al massimo – sta arrivando, ma a Carla sembra di impazzire. La madre di Daniel, sua sorella Angela è morta cadendo dalle scale di casa ed ora quest’altra terribile tragedia.…

Tre donne, inizialmente sconosciute tra loro, rose dal risentimento; tre figure irrisolte, figlie degli schiaffi che la vita non ha loro risparmiato, che cercano disperatamente di riparare ai torti di cui sono state vittime. Tre anime in cerca di pace, la sola che può finalmente sedare il fuoco che hanno dentro, quel fuoco che può alimentarsi e procurare un devastante incendio, che ha il sapore della vendetta. Il nuovo attesissimo romanzo di Paula Hawkins – nata in Zimbabwe e trasferitasi poi a Londra, dove ha esercitato per quindici anni l’attività di giornalista prima di esordire nella narrativa con un romanzo, La ragazza sul treno, che è stato un vero e proprio caso editoriale e ha venduto oltre venticinque milioni di copie in cinquanta Paesi – è un thriller capace di indagare la natura distruttiva dei traumi del passato e di tenere il lettore incollato alla pagina, grazie ad una suspense che non molla mai il colpo, mentre le vicende delle tre protagoniste raccontano come chiunque, per quanto buono o arrendevole appaia, possa macchiarsi di azioni incredibili e meschine, fino ad arrivare a uccidere. Tre donne, dicevamo, che, tra inganni e vendette assurde, raccontano di sé: una è un’outsider solitaria e senza affetti, segnata da un profondo trauma che ha lasciato cicatrici indelebili nel suo corpo e nella sua anima; la seconda continua a pagare lo scotto di una vicenda – raccolta in un memoir di cui qualcun altro si è impossessato per farne un libro di successo, senza neppure chiederle il permesso di farlo – che l’ha vista protagonista quando era una ragazzina e che l’ha marchiata nel profondo; l’ultima vive un tragico dolore legato ad una perdita e non è in grado di allacciare alcun legame di fiducia. E quando un uomo viene ritrovato assassinato in maniera piuttosto brutale, è quasi ovvio che i sospetti ricadano sulle tre donne, la cui vita ha in qualche modo gravitato intorno a quella del giovane. Una spirale di confessioni a metà, verità taciute e sospetti reciproci che covano come uno di quei fuochi che, se non ci si sforza di trovare il modo per domare le fiamme, anche la più debole delle micce può rischiare di far esplodere, portando devastazione e distruzione in tutto ciò che incontra. “Quello che volevo esplorare in questo libro”, ha spiegato la Hawkins, “è il modo in cui nessuna tragedia accade indipendentemente dal resto: un incidente durante l'infanzia può avere delle conseguenze un decennio dopo; fidarsi della persona sbagliata al momento sbagliato può far deragliare completamente una vita. Mi interessa il modo in cui diventiamo le persone che siamo: come scegliamo a cosa aggrapparci e come queste cose possono ferirci”.