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Un gelido inverno in viale Bligny

Un gelido inverno in viale Bligny

Marco la sta attendendo sotto casa e sua moglie Sophie, tra gli ospiti che non possono mancare al vernissage della mostra più attesa dell’anno, è in ritardo, come al solito. Marco ama tutto di lei, compresi i suoi ritardi e il suo carattere esuberante. Lui, al contrario, è schivo, discreto e molto riservato. Preferisce osservare la vita degli altri, come se fosse davanti ad uno schermo cinematografico o alla TV. Quando finalmente Sophie si palesa, sono trascorsi trenta minuti. La donna sale sull’abitacolo e sbatte la portiera dietro di sé. Nonostante i suoi quarantacinque anni e un figlio - nato da un precedente matrimonio - la donna pare ancora una ragazzina. Alessandro frequenta l’università a Parigi, vive con il padre e viene a trovarla due volte l’anno. Il rapporto tra i due pare piuttosto formale e raramente si coglie, nei gesti di entrambi, qualcosa che assomigli all’affetto. Marco non ha figli e quel rituale stanco e ripetitivo tra madre e figlio lo ha sempre lasciato incredulo e perplesso. Sophie e Marco si sono conosciuti per caso e la loro relazione sembra navigare in acque tranquille e rassicuranti. Questa sera la loro destinazione si trova nel cuore artistico della città e, quando arrivano, parecchi occhi li scrutano tra l’ammirato e il maligno. Volenti o nolenti, sono sempre al centro dell’attenzione e sviluppano intorno a loro un’energia che colpisce chiunque li avvicini. Dopo qualche saluto di prammatica, Sophie si avvicina a Greta, l’amica di una vita, la compagna sempre presente, soprattutto nei momenti di difficoltà. L’amica chiede informazioni sul nuovo progetto in cui Sophie è coinvolta: dipingere tavole di icone. La passione le è nata quando Edo gliene ha mostrata una e la donna ne è rimasta folgorata. D’altra parte, cosa non farebbe per il suo amico Edo? A proposito, dov’è? Pare che nessuno l’abbia ancora incrociato...

Un vicequestore dal nome maschile ma donna vera, forte, determinata e tutta d’un pezzo; una figura granitica sul lavoro ma angosciata per un dolore che la perseguita fin da quando era una bambina; una professionista che non si ferma alle apparenze, ma scava nel torbido alla ricerca del bandolo di una matassa parecchio ingarbugliata. Ecco chi è Andrea De Curtis - frutto della fantasia di Arianna Destito Maffeo, fisioterapista genovese, autrice di racconti presenti in diverse raccolte, al suo primo romanzo -, ligure ma trasferita d’ufficio a Milano da pochi mesi e residente in viale Bligny, poco lontano dal famigerato civico 42, singolare palazzo che abbraccia tra le proprie mura una variegata umanità composta dalle personalità più disparate che convivono negli stessi pianerottoli e nelle medesime rampe di scale. Tra droga, prostituzione, musica e tarocchi, Andrea rimane affascinata dalla figura di Marlene, trans dalla sensibilità profonda con la quale l’empatia scatta immediata. Non si può dire la stessa cosa a proposito dell’ispettore Torrisi, collega con il quale il rapporto appare inizialmente piuttosto complesso, salvo poi subire una svolta significativa quando i due si ritrovano a dover risolvere, fianco a fianco, il caso di un duplice omicidio dai risvolti inquietanti. Sullo sfondo di una Milano strana e in alcuni momenti claustrofobica si muovono rappresentanti dell’alta borghesia meneghina - frequentatori di vernissage e appassionati d’arte, in special modo quella che ha a che fare con icone russe - dall’animo tormentato, vittime di maldicenze e curiosità morbose o capaci a loro volta di alimentarle. Un terreno melmoso, quindi, nel quale non è facile orientarsi. Ma il vicequestore De Curtis non sbaglia un colpo: fruga in ogni angolo, accetta ogni forma di aiuto - anche le più improbabili, nascoste tra le ombre del Palazzaccio al civico 42 -, sa cogliere i rapporti tra i vari personaggi e, diretta come solo un pugno al centro dello stomaco sa essere, scopre cosa si nasconda dietro certe facciate apparentemente impeccabili. Un romanzo d’esordio davvero azzeccato, con un’ambientazione originale, uno stile accattivante e una trama ben costruita, capace di dosare in maniera perfetta tensione ed effetto sorpresa. Buona la prima, quindi, per un personaggio del quale si spera di leggere presto nuove avventure.