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Un giorno come un altro

Un giorno come un altro

Artie Watson legge il giornale seduto su una seggiola pieghevole, dietro il bancone del suo negozio di liquori. È una sera piovosa, c’è poco lavoro e il suo socio Steve è uscito per andare alla gastronomia a prendere latte e sandwich. Nessun cliente: tanto vale chiudere prima, pensa Artie. Quando lentamente dalla porta entra un uomo, non per ripararsi dalla pioggia, ma per fare acquisti. È accompagnato da una donna. A quel punto Artie si rende conto che l’uomo è cieco... Kitty è stanca, ha fatto compere tutto il giorno e fatica a stare dietro al passo veloce della bisnonna. “Passo indolente, mente vacillante”, questo si sente ripetere ogni volta che si ferma a riprendere fiato, per poi ripartire quasi di corsa. Kitty, pur non volendo, ha comperato un cappotto a quadri, ma lei lo voleva marrone, tutti lo hanno marrone. La bisnonna la sprona a non essere come gli altri, questo proprio non paga. Lei, che era stata la prima donna a fumare una sigaretta a San Francisco, l’omologazione proprio non la tollera. Le due si infilano in un portone e la bisnonna controlla nel borsellino i soldi che le restano, pochi, la pensione arriverà tra qualche giorno, bisogna fare economia. Per cena bisognerà inventare qualche cosa, entrano così in macelleria...

Un giorno come un altro di Shirley Jackson è una raccolta di ventidue racconti più un epilogo che, insieme alla precedente La luna di miele di Mrs. Smith riunisce tutti i racconti dell’autrice. In entrambi i volumi, tradotti da Simona Vinci, si trovano in germe i romanzi della Shirley. I racconti riuniti in Un giorno come un altro sono apparsi originariamente tra il 1943 e il 1968 su diverse pubblicazioni: periodici, settimanali femminili, riviste maschili. Nell’edizione Adelphi però non vengono riportati i titoli originali o l’anno di pubblicazione, come pure nell’antologia originale statunitense. La Jackson con il suo stile riesce a far entrare immediatamente il lettore nella geometria del terrore, in maniera sottile ed elegante. Le storie sono scritte quasi sempre in prima persona e le voci narranti sono spesso femminili. I primi racconti ritraggono scene di vita quotidiana come in Offre la casa, Un’anziana signora in ristrettezze, La nonna di Whistler. Ci sono poi i racconti di magia quotidiana, come La moneta dei desideri o Magia di famiglia. Alcuni racconti comici, come Storia di due brave persone o Mrs. Melville fa un acquisto. L’imprevisto è presente nel racconto che dà il titolo alla raccolta Un giorno come un altro, con noccioline. La Jackson è stata una casalinga indaffarata tra figli, casa e animali. Il tempo per la scrittura era davvero limitato per lei, ma non demordeva. A North Bennington - dove ha vissuto per quasi vent’anni - sono nati tanti suoi racconti. Un piccolo paese apparentemente solare, una comunità dove tutti sanno tutto di tutti e dietro l’apparente convivialità si celano misteri e zone d’ombra. Grande importanza hanno per l’autrice le case, è quasi un’ossessione. Suo nonno era un architetto. Poi donne e case sono intimamente legati. Se temporalmente ricordiamo quando la Jackson ha scritto i suoi libri, la casa per le donne è l’idillio, il rifugio, il luogo della magia bianca, dove si cucina e si convive con bambini ed animali. D’altro canto, è anche il luogo dove gli oggetti possono animarsi e colpire. È una doppia visione della casa, come utero e protezione o la casa che nasconde misteri e segreti, è quasi un organismo vivente. L’ironia è presente nei racconti, ma non è mai separata dalla follia o dall’abisso. L’ironia salva dalla perdizione. Sicuramente la Jackson era una donna molto inquieta, che però sapeva ridere e far ridere della propria inquietudine. Va sempre tenuto presente l’aspetto sociologico in quello che scrive Jackson; infatti, il periodo storico e politico pur essendo sullo sfondo, è presente. L’autrice è capace di farci precipitare nell’orrore grazie alle crepe che sono in grado di squarciare la realtà: e più sono sottili, più rendono inquietante la lettura. Gli spostamenti del piano percettivo dalla realtà, nei confronti del lettore, sono minimi e progressivi, portandolo a non capire più quale sia il vero confine. La Jackson parte sempre da situazioni reali, familiari o cronache divertenti. La paura la affascina e riesce a passare questo sentimento anche al lettore in modo magistrale. È stato detto che i racconti di Shirley Jackson siano tra i più terrificanti tra quelli scritti: può essere vero, ma ciò che la rende un riferimento nella letteratura contemporanea è la capacità di raccontare il tormento, la follia, l’abisso con uno stile aggraziato, complesso e limpidamente ironico.