Salta al contenuto principale

Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra

Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra

Settembre 1978, Upper West Side, Manhattan. Quando Michael rientra dall’allenamento in palestra, raggiunge la madre – Emma Walford, una delle pioniere della chirurgia estetica in America – nella sala TV al piano superiore. La donna si scrolla dalla maglia le briciole dei biscotti di cui si sta ingozzando mentre è intenta nella lettura di un romanzo erotico e non reagisce alla notizia del figlio come questi si sarebbe aspettato. Michael l’ha appena fatta partecipe della sua intenzione di iscriversi alla School of Visual Art. Non si aspetta certo che la madre faccia salti di gioia, ma che almeno mostri di essere un poco sollevata. Fino a ora non ha fatto altro che sottolineare la carriera universitaria fallimentare del figlio, che si è iscritto alla facoltà di sociologia della Columbia University assolutamente senza alcuna cognizione di causa. Ora la donna, appresa la notizia di questa nuova decisione, osserva a lungo e in silenzio il figlio, poi chiama a sé Tutsi – il barboncino che suo marito, il padre di Michael, le ha regalato tempo prima per farsi perdonare una brutta storia di tradimento – e, solo dopo un ulteriore lungo silenzio, chiede a Michael se ritiene di avere talento. Bella domanda, riconosce tra sé e sé il giovane: sa di essere bravo a disegnare ma, a parte qualche corso pomeridiano alle superiori e qualche premio scolastico a fine anno, non ci si è mai dedicato in maniera seria... Settembre 1978, Freehold, contea di Monmouth. Jane esce dalla porta a vetri sul retro e si siede a bordo piscina, al centro di un giardino piuttosto malmesso, che suo padre non cura da tempo. Ha tra le mani una copia di Lolita, che reca tutte le sottolineature che Jane ha fatto durante la sua prima lettura, quando aveva quattordici anni, le pareti della sua stanza erano dipinte di lilla e suo padre ancora passava per il bacio della buonanotte. Ora Jane, con quel libro in mano, si chiede cosa fare con tutti gli altri che possiede: vorrebbe portarli con sé, ma difficilmente entrerebbero nella microscopica libreria di formica dello studentato...

Francis e Zelda, Michael e Jane, Edward e Ginger: sei differenti modi di vivere la vita, sei diverse interpretazioni della giovinezza, sei storie di incontri e allontanamenti, sei vicende che raccontano la solitudine, l’amore, i sogni, le aspirazioni, le cadute e i successi. Trent’anni di storia americana mostrati attraverso i sei protagonisti del romanzo di Claudia Durastanti – americana di nascita e romana d’adozione –che, attraverso la penna attenta e appassionata della scrittrice, raccontano il periodo che va dagli anni Settanta agli anni Novanta dello scorso secolo. Sono anni in cui a farla da padrone sono di volta in volta l’affermarsi della pop art, la “rivoluzione” punk e ogni altra possibile forma di contestazione. Si tratta di un mondo, quindi, in cui sognare è possibile, in cui fare la rivoluzione e ribellarsi è auspicabile, in cui affermarsi, anche come voce fuori dal coro, diventa un must. Durastanti mostra al lettore l’America da cui ella stessa proviene, quella realtà in cui è possibile far esplodere i propri sogni oppure continuare a coltivare la nostalgia di quelli mai realizzati. I protagonisti del suo romanzo sognano di diventare un nome celebre nel mondo dell’arte, di dar vita a una band, di innamorarsi e vivere un sentimento speciale ed eccezionale. Ci provano, si impegnano ed è proprio il tentativo, l’impegno e il desiderio di realizzazione tutto ciò che conta. Non importa il risultato, è il viaggio quello che davvero fa la differenza. Francis e Zelda, Michael e Jane, Edward e Ginger si trovano e si scambiano un pezzo di vita – attraverso canzoni, libri e parole –, mentre cercano di confrontare i loro miti e confrontarsi con essi. Sono consapevoli del fatto che non durerà per sempre, che il loro è un viaggio a tempo, limitato ed effimero. Ma vivono il loro sogno e il loro viaggio, se lo godono e sono consapevoli che, comunque andrà, sarà stato comunque bellissimo. E li avrà resi vivi.