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Un incubo banale

Un incubo banale

Margaret – per gli amici Moddie – Yance è appena tornata nella cittadina di X, nel Midwest, fuggendo da Chicago e da dieci anni di vita e di convivenza con un ragazzo che ormai si è convinta sia megalomane, se non proprio psicopatico. A X si trovano le radici della sua giovinezza, le amiche con le quali è cresciuta. Dopo la separazione, la prima persona cui aveva scritto era stata Nina, che le aveva proposto di tornare. Si è licenziata il mattino seguente, ha riscattato il suo fondo pensione e si è data alla macchia. E ora è a X, precisamente sul sedile posteriore della macchina di Pam – un’altra sua amica di infanzia -, e la ascolta discutere con il suo compagno, Craig, che dovrebbe “mettere dei paletti” con una studentessa, a detta di Pam. Si stanno dirigendo a una festa con vecchie conoscenze e dipendenti universitari. La casa è gentilmente concessa da Bethany, che da quando ha pubblicato un editoriale di due pagine e mezzo sul “New York Times” è divenuta una sorta di celebrità. C’è poi Chrissy, che Moddie ha conosciuto frettolosamente in passato tramite Pam, che parla con Samantha, e stanno discutendo di bambini. Moddie cerca di inserirsi, dicendo che per essere invogliati alla lettura i bambini devono crescere in una casa con gli scaffali pieni di libri. Chrissy e Samantha la guardano come se venisse da Marte, allora Moddie indietreggia e manda un messaggio a Nina, che le risponde che arriverà tra venti minuti…

Quello che accomuna Moddie, Pam, Nina, Craig, Bethany, Chrissy, Samantha e le altre, numerose protagoniste di Un incubo banale è l’appartenenza alla stessa coorte generazionale, quella dei Millennials, e dunque la condivisione di un humus comune di esperienze e momenti della vita. Queste persone hanno tra i 30 e i 40 anni, si stanno affermando nel proprio lavoro – o perlomeno ci stanno provando –, cercano di consolidare la propria relazione sentimentale – quando ne hanno una – o di fuggirne. Halle Butler, che a questi personaggi ha dato vita, li ha rappresentati in maniera maestosa. Certo, l’età (è una classe 1985) sicuramente l’ha facilitata, ma non è facile rappresentare le aspettative, i rimorsi, le incertezze e i desideri di quella che è la generazione che più di tutte ha risentito della crisi degli anni Dieci. Sia chiaro, in Un incubo banale la crisi e le sue conseguenze non ci sono (perlomeno non sono così percepibili), ma già il titolo parla chiaro: questo incubo banale, cos’è esattamente? Per alcuni è l’asfissia del vivere in una relazione in cui si è impelagati da tempo; per altri è il non essere riconosciuti per il valore che si crede di avere in ambito professionale; altri ancora pensano di avere dei partner dai quali sono tarpati, non compresi, ostracizzati. Insomma, il minimo comune denominatore è un’incertezza di fondo che nutre gelosie, comportamenti tossici e storture della realtà, ma anche una totale incapacità di far fronte a problemi più ampi. Il tutto immerso in un mare magnum di cinismo, umorismo e ironia che rende il tutto più leggero, ma non meno amaro. Halle Butler ne esce benissimo, la Generazione X un po’ meno.