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Un luogo a cui tornare

Un luogo a cui tornare

Argea è triste e tanto, tanto arrabbiata. Ancora una volta ha preso una buca da Gualtiero, il suo compagno. Sta guidando ma fa fatica a seguire la strada, gli occhi completamente velati da una coltre di lacrime. Il suo pianto si rispecchia nella pioggia che, battente, inonda il parabrezza della sua auto. Continua a incrociare macchine che le vengono incontro e la abbagliano con i loro fari accesi. Le squilla il telefono. Ovviamente non è lui, ma tanto non gli avrebbe risposto. Per tentare di schiarirsi le idee, o almeno per non pensare, alza il volume della radio e continua a cercare quel pacchetto di Marlboro che non ha ancora buttato. In realtà, ha deciso di smettere, ma probabilmente questo non è il momento più adatto. La strada è una curva continua e lei continua a trovare di tutto all’interno del cruscotto, tranne quel maledetto pacchetto di sigarette. Proprio ora che avrebbe un disperato bisogno di accenderne una e assaporare quel sapore aspro, rassicurante, calmante. E poi una sagoma sbuca dal buio della notte e tutto diventa completamente nero... Argea si risveglia in una stanza dell’ospedale Le Molinette di Torino. Gualtiero le è accanto, ma lei non riesce a ricordare nulla di quello che è accaduto la notte precedente. È stanca e nel dormiveglia la realtà inizia a mescolarsi al sogno e ai ricordi. In particolar modo, a quanto le era accaduto quattro anni prima. Alla soglia dei quarant’anni, si era recata al Salone Internazionale del Libro di Torino per presentare il suo primo romanzo, Insegui la tua luce, il cui protagonista era l’allievo di un guru spirituale. Dopo le domande di rito, alcune delle quali piuttosto ridicole, era arrivato il momento del firmacopie. E proprio lì aveva conosciuto l’uomo che per lei rappresentava un mito indiscusso del giornalismo: Gualtiero Roccaforte. Si era messo in fila insieme agli altri lettori e le aveva domandato un autografo. Argea non avrebbe mai immaginato che quel preciso momento avrebbe rappresentato l’inizio della sua nuova vita…

Fioly Bocca, con una laurea in Lettere Moderne presso l’Università di Torino, ha esordito nel mondo della narrativa nel 2015. Da quel momento non ha più smesso di sfornare successi, che ormai hanno attraversato anche i confini nazionali per sbarcare in Germania, Francia, Olanda, Norvegia e Turchia. Il successo – meritatissimo – di questa autrice risiede nel tocco magico e nel garbo con cui riesce a coinvolgere il lettore. Con pochi ingredienti, infatti, è capace di ricreare ogni volta una nuova, emozionante magia. Un luogo a cui tornare è una dichiarazione d’amore alla vita e alla purezza di quei rapporti che nascono a seguito dei giri immensi che fanno le anime affini prima di incontrarsi. È un’ode all’amicizia, al rispetto, all’amore di una madre o di un padre verso i propri figli. Ed è molto, molto altro. Argea possiede tutto: un lavoro che la appassiona e le riempie le giornate; una madre amorevole che non vede l’ora di coccolarla; un compagno con cui desidera costruire una famiglia. Ma è davvero felice come sembra? Zeligo, invece, è un profugo bosniaco che non ha una casa né tantomeno una Patria a cui tornare. Sua moglie è morta e suo figlio vive insieme alla zia, perché lui non può prendersene cura. Di ciò se ne vergogna e per questo sono anni che non lo vede, pur abitando nella stessa città. Argea e Zeligo sono destinati a incontrarsi (o meglio, a scontrarsi) e, proprio grazie a Zeligo, Argea entra in una sorta di mondo alla rovescia venendo a contatto con quella umanità che, di solito, si finge di non vedere. Le parole del “senzatetto” – che poi, in fondo, la mancanza di un tetto sopra la testa è il problema minore – mostrano ad Argea quanto poco i beni materiali contribuiscano davvero alla felicità. Perché, in fondo, «Nessuno può dire quando dobbiamo stare bene oppure no. Nemmeno noi stessi. Dobbiamo comprenderci e tenerci così, anche quando è complicato. Solo questo possiamo fare.» Un luogo a cui tornare è un libro che lascia il lettore con tanti spunti di riflessione, ma anche senza parole. Per fortuna, però, ci pensa Fioly Bocca a trovare quelle perfette.