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Un martedì come tanti

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Proprio una bella tipa Gioia, la proprietaria del negozio di fiori. Una bella signora, occhi neri, capelli chiari e un sacco di lavoro. Per fortuna il suo “Scricciolo profumato”, così si chiama la sua attività, gode di ottima reputazione e tra clienti fisici e quelli online non le mancano gli impegni. In fondo di questo ha bisogno: è rimasta vedova troppo presto e deve avere una ragione per tirarsi fuori dal letto ogni mattina. Non si fa mancare teatro, cinema, letture, anche qualche amore - o meglio, qualche flirt - che anche se non le fa tremare le gambe o svolazzare le farfalle nello stomaco, di certo è estremamente piacevole. Insomma ha tanto lavoro e tanti impegni e così assume Rudo, un ragazzo del Congo adottato da una famiglia del luogo, una piccola cittadina sul litorale marchigiano. Rudo è sveglio, capace, onesto, creativo: lei gli affida molti compiti e a volte addirittura l’intero negozio. Inoltre è bravissimo nella realizzazione di composizioni di fiori. Per Gioia è importante, un efficiente braccio destro, per questo ha reagito quando quella tipa, troppo snob e razzista, si è rifiutata di essere consigliata da una persona di colore. Rudo ci è rimasto così male e Gioia non ci pensa due volte e tira, non senza grande soddisfazione, un mazzo di rose, spine, acqua e terriccio compresi, addosso alla tipa, invitandola a uscire dal suo negozio. A pensarci ora, sorride ancora! Ma intanto un altro mazzo di rose si fa strada: è “Per Claudia”, come suggerisce di scrivere nella busta l’ordine giunto online. “Tantissimi auguri di un felice compleanno da parte di Lorenzo Maccuri”. Chissà chi sono questi due? Gioia, curiosa, pensa a una storia d’amore e fantastica sui due personaggi...

Che sia davvero un martedì come tanti è difficile da credere, almeno dopo essere giunti alla conclusione del libro. Forse è vero per alcuni dei tanti personaggi presi singolarmente, nel loro microcosmo, perché di cose particolari in realtà ne succedono eccome. Accidenti, quante! Piacevole la nuova fatica letteraria di Luca Pieralisi, scrittore marchigiano che questa volta ha messo in moto dieci e più personaggi, ognuno protagonista a suo modo, ma tutti che ruotano a vario titolo intorno alla romana Claudia e tutti che hanno come minimo comun denominatore un mazzo di rose. Ed è molto bravo l’autore, quando mette uno dei protagonisti sul palcoscenico di un capitolo, ad affiancarlo a un particolare che permette al lettore di capire in quale parte della complessa storia si trova, individuandolo nello scenario complessivo, senza essere costretto a fare quel noioso avanti e dietro tra le pagine. E una volta che si spegne la luce della Playa, il locale sul mare dove molte delle situazioni hanno trovato giusta location, le miserie umane appaiono per quelle che sono, siano esse alimentate da solitudine, mancanza di stimoli, insoddisfazioni, tutte quelle cose, cioè, che siamo portati a mimetizzare dietro le maschere che indossiamo durante il giorno e quando siamo in mezzo alla gente. Spaccati di vita di come ne capitano ogni giorno, se solo prestassimo più attenzione agli altri. Ma è davvero divertente il modo con cui l’autore ce ne parla, sdrammatizzando finché è possibile l’assurdità di certe situazioni. Rappresentazioni umane diversissime, ma fondamentalmente comuni, di cui l’autore ha colto le essenze, intrecciandole con maestria intorno a un mazzo di rose.