Salta al contenuto principale

Un mondo battuto dal vento

Un mondo battuto dal vento
Autore
Traduzione di
Editore
Articolo di

Da un giorno all’altro le cose possono cambiare: lo sa bene il venticinquenne Jack Kerouac, che nei suoi diari ‒ che qui partono da metà giugno del 1947 ‒, vede alternare giorni felici e produttivi ad altri meno prolifici. Il suo obiettivo è portare a termine il romanzo La città e la metropoli e le successive opere, ma non sempre le parole affiorano alla coscienza e si riescono a buttare giù sulla carta. Così, mentre domenica 15 giugno afferma: “Mi sembra quasi impossibile ricominciare: la mia mente pare vuota e priva di interesse per queste narrazioni. Lascio perdere dopo 500 parole introduttive”, il giorno dopo, dopo un iniziale momento di sconforto, Jack scrive ben 2000 parole e capisce che le cose “iniziano a frantumarsi e a ribollire”. Le sue giornate e le sue nottate passano così: tra viaggi di piacere a New York, uscite serali con la madre a vedere qualche film, birre, amici, donne, letture del Nuovo Testamento e delle opere di Tolstoj, annotazioni libere di pensieri riguardanti la possibilità di riuscire a portare a termine il romanzo, consapevole “che riflettere troppo è peggio che non pensare affatto e che essere minuziosi e solenni è un vero lavoro”, con la voglia di un salario onesto e di comprare una fattoria o un ranch in cui poter andare a vivere, lavorare la terra, crescere una famiglia e continuare la vita da scrittore...

Jack Kerouac (1922-1969) era solito portare con sé dei fedeli taccuini (dei quali ci vengono riportati misura, spessore e descrizione della coperta), sui quali annotava i suoi pensieri con ammirevole costanza. Questa raccolta scelta ci mostra quanto elaborato dallo scrittore tra l’anno 1947 ed il 1954 mentre era alle prese con la stesura dei romanzi La città e la metropoli prima, e Sulla strada poi. Annotazioni che ci descrivono il personaggio emblema della beat generation alle prese con la sua ferrea volontà di diventare uno scrittore affermato da una parte, ed i suoi dubbi e pensieri paranoici dall’altra, con riferimenti e riflessioni che spaziano da Gesù a Joyce e Dostoevskij. Straordinaria la sua meticolosità nell’aggiornare quasi quotidianamente il diario con il numero di parole scritte per giorno (o per notte) che sfatano tra l’altro il mito del romanzo Sulla strada scritto in pochissimo tempo, meno di un mese. L’opera è di indubbio interesse per chi ama questo movimento culturale americano degli anni ’50 ‒ di rottura con gli schemi imposti dalla società ‒ che annovera fra i suoi massimi esponenti autori quali Allen Ginsberg e William Burroughs, e pervenuto in Italia anche grazie al lavoro di Fernanda Pivano. Bella l’introduzione di Douglas Brinkley, che ci permette di mettere meglio a fuoco periodo e personaggio, così come le note biografiche sui personaggi citati, a volte solo per nome, da Keruoac nei suoi diari. L’unica, forse inevitabile, pecca è una sorta di ripetitività dei contenuti che a lungo andare (si tratta di circa 400 pagine) possono stancare il lettore.